Storie Web venerdì, Giugno 12

La fedeltà fiscale degli autonomi in Italia è tra le più basse dell’Unione europea. Non usa giri di parole la presidente dell’Upb (Ufficio parlamentare di bilancio) Lilia Cavallari nella relazione di presentazione alle Camere del rapporto sulla politica di bilancio. Nonostante i risultati nell’azione di contrasto all’evasione ottenuti anche grazie al rafforzamento degli strumenti digitali e a una maggiore propensione all’adempimento spontaneo (risultati che hanno portato a un recupero di 36,2 miliardi in più in aumento di 2,8 miliardi nel 2025 come indicato nel Dfp e al calo della propensione al sommerso nell’ultimo decennio), per l’Upb è ancora molto elevata la propensione alla fuga dall’Irpef dei lavoratori autonomi. Non solo. La macchina fiscale paga ancora le «inefficienze nella riscossione, specialmente per le Amministrazioni locali», e ha ancora «ampi margini di miglioramento nell’analisi del rischio di evasione».

Trattamenti differenti in base al tipo di reddito

Ma non è tutto. Altro tallone di Achille del sistema tributario è l’accentuata disparità di trattamento tra le differenti tipologie di reddito. A beneficiare della riforma fiscale e in particolare della revisione dell’Irpef sono soprattutto le famiglie con benefici pari a 20 miliardi nel triennio. In controtendenza il fisco delle imprese dove il prelievo fiscale è sostanzialmente aumentato soprattutto per i settori bancario e assicurativo con misure di anticipo di liquidità come ad esempio le imposte differite, cosiddette Dta, o ancora le perdite su crediti. Il tutto per un totale di oltre 8,5 miliardi nel triennio.

La distanza dall’equità orizzontale

Gli interventi sull’Irpef – sottolinea ancora l’Upb – hanno generato una riduzione del carico fiscale soprattutto sui redditi medi soprattutto con l’applicazione di «bonus specifici e detrazioni maggiorate». Ma l’accresciuta progressività, unita all’ampliamento dei regimi sostitutivi ad aliquota piatta, la flat tax dei cosiddetti forfettari, ha però «accentuato le disparità di trattamento tra le varie tipologie di reddito» e soprattutto ha aumentato le distanze da quell’equità orizzontale posta come uno dei principali obiettivi da centrare con la riforma fiscale.

Gli incentivi alle imprese

Capitolo a parte è la fiscalità delle imprese. Come puntualmente accade ormai ogni anno gli interventi introdotti anche con l’ultima manovra a sostegno di investimenti e attività produttive dovranno essere rifinanziati e dunque richiederanno nuove coperture. Per l’Ufficio parlamentare di bilancio le agevolazioni per le imprese si sono stratificate nel tempo «in un complesso disorganico di misure». Per questo il governo dovrebbe procedere a «un riordino volto a offrire prospettive stabili di investimento, a concentrare gli interventi in settori strategici e a favore di imprese che avrebbero altrimenti una limitata capacità di investire». Un piano d’azione che andrebbe allineato ai programmi europei finalizzati a far crescere la competitività, l’autonomia produttiva e la capacità di risposta agli shock dell’area comune.

Tra i nodi da sciogliere la selezione degli investimenti meritevoli di agevolazione, evitando così, sostiene l’Upb, «la dispersione delle risorse pubbliche e un eccessivo aggravio amministrativo per le imprese». Stop poi alla burocrazia e ai troppi requisiti di accesso ai benefici che di fatto limitano «l’effettiva fruibilità, soprattutto da parte delle piccole e medie imprese».

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