Storie Web giovedì, Aprile 30

Il concordato preventivo 2026-2027 riscrive il calendario e punta a nuovi vantaggi soprattutto a chi deve rinnovare l’opzione dopo il biennio 2024-2025. Ad affermare l’intenzione di un restyling per aumentare convenienza e appetibilità dell’accordo biennale con il Fisco è stato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, intervenuto all’evento promosso da Confartigianato sull’indice di attuazione della riforma fiscale: evento aperto dai saluti del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, del direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini e dall’intervento iniziale del presidente di Confartigianato Marco Granelli. La prima grande novità indicata da Leo è lo spostamento del termine di adesione per il biennio 2026-2027 dal 30 settembre al 31 ottobre: l’obiettivo è quello di allineare la scadenza con quella per la presentazione telematica delle dichiarazioni dei redditi, Irap e degli Isa (le pagelle fiscali). In questo scenario è destinata a slittare un’altra deadline: il rilascio del software per la proposta dell’accordo passa per quest’anno dal 15 aprile al 15 maggio.

Correttivo al decreto fiscale

Un tempo utile per “recepire” le modifiche che in parte hanno già trovato un appiglio parlamentare nell’emendamento 7.23 al decreto fiscale presentato da Fratelli d’Italia (primo firmatario Orsomarso). Un correttivo che ricalca anche l’intenzione di prevedere dei “premi fedeltà” per una platea potenziale di 460mila partite Iva che hanno già scelto l’accordo due anni fa e ora devono rinnovarlo. La strategia è quella di alzare le soglie degli esoneri dall’obbligo del visto di conformità per compensare crediti non oltre i 100mila euro per l’Iva e non oltre i 70mila euro per imposte dirette e Irap e quelle per apporre il visto o presentare la garanzia per i rimborsi Iva non oltre i 100mila euro. A questo si aggiungerebbero poi due ulteriori benefici: il taglio di due anni dei termini a disposizione del Fisco per effettuare gli accertamenti e lo stop agli interessi per i versamenti a rate che scaturiscono dalle dichiarazioni dei redditi. Per mitigare la richiesta allo studio (e ora già all’esame del Senato) ci sono anche le nuove soglie che si aggiungerebbero a quelle esistenti, andando a coprire anche i voti da 6 a 8 (30%) e da 1 a 6 (35%). Con un ulteriore vantaggio che sarebbe riservato ai rinnovi: per i voti dall’8 in su le aliquote di incremento del reddito potrebbero essere dimezzate.

Uscita soft dal concordato

C’è poi un altro aspetto su cui il viceministro ha rimarcato che sono aperti i lavori. In considerazione dello scenario economico in atto con il conflitto in Medio Oriente e la forte pressione sui costi dell’energia, si cercherà di prevedere la possibilità di uscita soft dal concordato per il 2027.

Ma non c’è solo il concordato come vessillo della nuova strategia del fisco avviato dalla riforma targata Leo. A fornire un quadro d’insieme degli altri istituti è stato proprio il direttore delle Entrate Vincenzo Carbone, che ha sottolineato come la modifica dello statuto del contribuente e in particolar modo del contraddittorio preventivo «sta dando degli ottimi risultati perché abbiamo veramente anticipato il momento del confronto». Anche sulle liti fiscali la visione di Carbone è chiara: «Ho incontrato i responsabili del contenzioso dell’agenzia delle Entrate e li ho pregati sempre più di approfondire alcune tematiche che sono sotto gli occhi di tutti». No, quindi alle controversie a tutti i costi: «La pubblica amministrazione ricorre davanti al giudice quando oggettivamente vi sono degli elementi insindacabili che giustificano questo ricorso». Sul fronte della riscossione, invece, Carbone ha auspicato un’«operazione verità sul magazzino della riscossione» perché non si è mai intervenuti ad esempio sulle posizioni di chi non potrà mai più pagare perché defunti o perché si tratta di società chiuse.

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