
«Dal multipolarismo, oggi come nel corso della storia, si ricava che attraverso la corsa al riarmo è possibile realizzare solo una pace armata o instaurare un atteggiamento di reciproca sfiducia tra gli Stati. La deterrenza delle armi, l’ampliarsi dell’industria e della ricerca bellica sono la strada per l’isolamento e la chiusura, come pure la base per scelte di ordine politico, militare ed economico giustificate per anticipare o fronteggiare ipotetici attacchi». Lo ha detto il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, Cardinale Protettore e Gran Cancelliere della Pontificia Accademia Ecclesiastica, nella Lectio magistralis “Pace e giustizia nell’azione della diplomazia della Santa Sede di fronte alle nuove sfide”, pronunciata oggi nel 325/esimo dell’accademia. «Chi opera nel contesto della diplomazia – sottolinea – conosce bene come ciò che distingue la prevenzione dall’arbitrio può essere facilmente ignorato se si disattendono le norme giuridiche e i principi etici e morali che le ispirano e ne garantiscono la legittimità».
Il disprezzo per pace e giustizia non può essere ignorato
«Il disprezzo della pace e della giustizia che attraversa la dimensione internazionale in forme sempre più violente, va considerato negli effetti prodotti e producibili. Pertanto, non può essere ignorato, né serve accettare o rifiutare quelle posizioni assunte da alcuni dei protagonisti della vita internazionale che contraddicono l’idea e l’obiettivo del bene comune. Ecco perché reazioni frammentate e mancanti della necessaria fermezza e precisione non sono più sufficienti», ha sottolineato il cardinale Pietro Parolin.
La guerra è disumana e disumanizzante
«Un comune contributo di idee e di fatti concreti deve orientarsi a dimostrare quanto sia pericoloso l’atteggiamento di chi – ha sottolineato il porporato -, senza considerarne la portata e le conseguenze, confida nel conflitto come mezzo risolutivo di ogni problema, ignorando qualunque considerazione su quanto la guerra sia disumana e disumanizzante. Come pure va favorito un rinnovamento delle diverse Istituzioni intergovernative non solo eliminando ogni condizione o architettura istituzionale che, di fronte alle minacce alla pace e alla violazione della giustizia, blocca il loro compito, ma rendendole funzionali agli scenari presenti oggi nella Comunità internazionale: protezione della vita umana, eliminazione del sottosviluppo, mobilità umana, trasferimento delle competenze in materia di nuove tecnologie, disponibilità di risorse naturali,… e si potrebbe proseguire. Non è solo un’elencazione di agende, ma sono le effettive situazioni sulle quali prendono vita i conflitti o scaturiscono le guerre e che solo l’azione multilaterale può prevenire, risolvere o governare».
Intollerabili spostamenti popoli e cambiamenti territori
«La coscienza e la ragione non potranno ancora tollerare le violazioni di sovranità nelle forme più diverse, lo spostamento forzato di interi popoli, il cambiamento della composizione etnica di territori, la sottrazione dei mezzi necessari per lo svolgimento di attività economica o la limitazione delle libertà», ha detto Parolin. Il porporato ha poi sottolineato che il diplomatico pontificio deve «condividere i problemi e la vita stessa di persone, popoli e Stati, con quella Luce che viene dal Risorto e l’impegno di portare la Buona Novella a tutte le genti, anche in condizioni fortemente limitate e soggette alle forme più diverse di violenza e di illegalità».
Il mondo chiede pace nonostante segni di guerra
«Nonostante i segni della guerra, le violazioni della vita umana, le distruzioni, le incertezze e un diffuso senso di smarrimento siano ormai prevalenti, dalle diverse regioni del pianeta continuano a levarsi voci che reclamano pace e giustizia», ha precisato il cardinale nella Lectio Magistralis. Secondo Parolin «questo non può lasciare indifferente specialmente chi opera nel contesto delle relazioni internazionali, ma richiede di instaurare un nuovo stile, capace di dare risposte alle tante difficoltà nella certezza che in ogni angolo della terra c’è attesa del bene, nonostante ogni possibile incertezza del domani».
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