«Abbiamo passato 4 giorni molto preoccupati e allarmati. L’aspettativa era che le promesse fatte venissero mantenute, quindi quando venerdì abbiamo visto che» il credito di imposta previsto per Transizione 5.0 «era passato al 35%, tutti i nostri imprenditori hanno subito il colpo» perché «abbiamo investito, abbiamo creduto nella misura e apprezziamo che Urso, Foti, Leo e tutto il Governo abbia capito che non potevano esserci degli esodati». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, intervenendo al programma Focus Economia su Radio 24, parlando del tavolo di questa mattina al ministero delle Imprese e del Made in Italy, durante il quale il ministro Adolfo Urso ha confermato le risorse originariamente destinate a Transizione 5.0 pari a 1,3 miliardi di euro e sono stati aggiunti altri 200 milioni di euro. «Uscire dal tavolo con 1,5 miliardi e arrivare al 100% per i pannelli fotovoltaici, anche italiani, per noi era un debito verso gli imprenditori e ho apprezzato che questo debito sia stato mantenuto. È anche un tema di fiducia, non può accadere che i nostri imprenditori non si possano fidare delle misure del Governo,¸ anche perché abbiamo altre misure in arrivo. Questo smina una opacità che si era creata venerdì», ha aggiunto Orsini.
Servono misure straordinarie da parte dell’Ue
Di fronte al difficile contesto internazionale, aggravato dalla guerra in Medio Oriente, «serve che l’Europa faccia l’Europa e che vengano sostenuti i diversi Paesi. L’Italia, come gli altri paesi, non può farcela da sola. Si facciano misure straordinarie», ha aggiunto Orsini, ricordando i dati del Centro studi Confindustria: «Abbiamo previsto che se il conflitto dura ancora 3 settimane la crescita del Pil sarà dello 0,5%, se durerà altri 4 mesi sarà pari allo zero e se dovesse arrivare a fine anno, il nostro Pil sarebbe a rischio».
Fondamentale tenere aperta l’ex Ilva
Parlando della situazione italiana, nel corso del programma condotto da Sebastiano Barisoni, Orsini ha affrontato la questione Ilva: «È fondamentale tenere aperta l’ex Ilva. È un tema di competitività. Qualsiasi forma per tenere aperta l’Ilva, magari anche con una cordata di imprenditori capaci di acquisire, non magari la società, ma parte dell’acciaio che esce dall’Ilva». Il numero uno di Viale dell’Astronomia ha sottolineato che anche se non ci sono imprenditori italiani disponibili a entrare direttamente nell’azionariato del gruppo siderurgico, sono pronti a dare il loro contributo attraverso gli acquisti di acciaio prodotto dall’ex Ilva. «Siamo stati una settimana fa in Europa e l’Europa non può perdere l’industria di base, questo riguarda anche l’Ilva. Ci auguriamo che le proposte avanzate possano andare avanti», ha concluso Orsini.










