Una preoccupazione ulteriore, in uno scenario in cui già pesavano diverse incognite, dai dazi al prezzo dell’energia. «Ogni guerra è una sconfitta per il genere umano», ha esordito il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, intervistato ieri su La 7 alla trasmissione “L’aria che tira”. «Dal punto di vista economico avevamo già lanciato l’allarme competitività. L’ennesima guerra in corso ci preoccupa per vari motivi: il primo è che i paesi del Golfo sono un mercato importantissimo, 32 miliardi di interscambio, con 11 miliardi di saldo positivo, e che ha sempre generato aumenti a doppia cifra. Il blocco dello stretto di Hormuz vuol dire aumentare il viaggio delle navi di 15 giorni e avrà una coda lunga», ha detto Orsini, rispondendo al conduttore, Davide Parenzo.

Aumenta anche l’allarme sul costo dell’energia: «speriamo che arrivi velocemente il decreto bollette. Già prima non ci portava a livelli competitivi come la Francia e la Spagna all’interno dell’Europa. Il costo impatterà ancora di più: venerdì avevamo il prezzo dell’energia a 107 euro Mwh, oggi siamo a 151, è un problema sia per le imprese che per le famiglie».

È necessario, ha sottolineato il presidente di Confindustria, «bloccare le speculazioni finanziarie sull’energia, ad una settimana dal conflitto i prezzi che vediamo sono improponibili. La speculazione sta drogando i mercati, mettendo in difficoltà le imprese italiane ed europee». Non c’è solo la questione dell’Ets, «che il decreto bollette ha cominciato ad affrontare». L’Europa «si deve svegliare. Lo diciamo dal 2024. Deve agire subito. Mi fa piacere che ci sia una riflessione nella Ue sulla modifica dell’Ets. Ma se vogliamo un’Europa unita dobbiamo costruire tre cose fondamentali: un mercato unico dell’energia, un mercato dei capitali che funzioni e una difesa unica. E occorre la neutralità tecnologica».

Ma non solo: «in un momento come questo sforare il Patto di stabilità sarà un altro ragionamento da mettere in campo. La Germania ha stanziato 26 miliardi per i costi dell’energia, la Francia ha calmierato il prezzo a 70 euro Mwh. Noi purtroppo non abbiamo capacità finanziaria. Ma dobbiamo salvaguardare le imprese, e con loro i lavoratori, perché ciò vuol dire la tenuta sociale del paese. Su 4 milioni di aziende in Italia, le 250mila sopra i 10 dipendenti mantengono l’83% del welfare italiano. È un fatto di sicurezza nazionale, serve un percorso che non vedo. E non si può non utilizzare la parola responsabilità europea».

A tutto questo si aggiunge l’incertezza sui dazi: «abbiamo ancora incertezze verso gli Stati Uniti, che è il nostro primo mercato extra europeo. È un grande problema. Aspettiamo il documento Executive order degli Usa, ci deve confermare quale dazio ci sarà. Stiamo vedendo un calo di ordini verso gli Usa per questo motivo», ha sottolineato Orsini. Aggiungendo che occorre aprire nuovi mercati. «Benissimo il Mercosur. Deve diventare operativo il prima possibile: può valere 14 miliardi. C’è voluto troppo per metterlo a terra. Con la giusta reciprocità, l’India. E occorre continuare a sviluppare il Giappone e il Canada, mercati che funzionano per noi». Oggi l’export vale 626 miliardi di euro, con 100 miliardi di saldo positivo: «se dovessero venire meno, viene meno la tenuta del paese. Fondamentale che si pensi ai nuovi mercati come una via di sbocco, bisogna correre».

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