Storie Web mercoledì, Ottobre 28

Nonostante le perplessità sulla guerra in Iran e le conseguenze scatenate sui mercati globali – anche ieri in modo evidente – dal blocco dei traffici navali di petrolio e gas a Hormuz, il presidente Usa ha scelto di insistere. E di stare al fianco di Netanyahu, arrivando, con una bizzarra dichiarazione sui social, a prendersi il merito anche della tenuta del leader del Likud alle urne. «Quando il presidente Trump ha espresso il suo sostegno a Bibi Netanyahu, la situazione è completamente cambiata, e ora – questo il testo del post dello stesso Trump – quella che sembrava una sconfitta per un grande primo ministro, appare essere un’insperata rimonta che ha portato a una fase di stallo, se non una vittoria per Netanyahu. Tutto è successo dopo il sostegno del presidente Trump che vuole solo il bene del Medio Oriente, di Israele e degli Stati Uniti d’America».

Trump: il mio appoggio è stato di grande aiuto per Netanyahu

Durante la campagna elettorale israeliana, Trump aveva chiesto agli israeliani di confermare Netanyahu al potere per riuscire a «completare il lavoro in Iran»: «Se Israele avrà il leader sbagliato, ovvero chiunque non sia Bibi, l’America dovrà fare questo lavoro da sola, e io non sono propenso a farlo», aveva detto il presidente Usa mettendo tuttavia un veto – così riportano fonti vicine al tycoon – sulla presenza del leader di estrema destra Itamar Ben-Gvir nel prossimo governo di Israele.

Le elezioni in Israele hanno rafforzato il legame tra la Casa Bianca e il premier israeliano. «Israele ha un’opportunità storica unica, insieme al nostro alleato, il presidente Trump, per eliminare una volta per tutte la minaccia esistenziale rappresentata dall’Iran. Niente ci deve distogliere da questa sacra missione», ha dichiarato Netanyahu, mentre nella notte elettorale lo scrutinio stava girando a suo favore.

Tutto è pronto, sembra questione di giorni. Gli Stati Uniti – rivela il Wall Street Journal – hanno avvertito i Paesi del Golfo di una imminente campagna militare contro l’Iran, dopo il Midterm. Fonti diplomatiche e militari americane hanno spiegato che «tutte le opzioni sono ancora sul tavolo», confermando però movimenti nell’area delle forze degli Stati Uniti: portaerei, caccia e bombardieri, e anche sistemi di difesa Patriot partiti dal Texas.

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