
OnePlus continua a fare quello che le riesce meglio: telefoni solidi, ben costruiti e potenti. Nonostante il marketing dell’intelligenza artificiale continuano a progettare e vendere smartphone che puntano sull’hardware. Il OnePlus 15R è però uno di quei telefonini che non alzano la voce. Non cercano l’effetto wow, non promettono la luna, non fanno magie. E proprio per questo funzionano. In un mercato che corre dietro all’iperbole, è quasi un atto politico.
Il primo dato che emerge è l’autonomia. Non buona, non ottima: rassicurante. È il telefono che smette di chiederti attenzioni. Arrivi a sera senza guardare la percentuale, il giorno dopo pure se non sei un gamer compulsivo. La ricarica rapida poi è una scorciatoia temporale: pochi minuti attaccato alla presa e sei di nuovo in pista. È il classico caso in cui la batteria non è una specifica tecnica ma un’esperienza psicologica. Ansia azzerata.
Il display segue la stessa filosofia. Grande, luminoso, fluido. Scorre che è un piacere, affatica poco, accompagna bene tutto quello che facciamo oggi con uno smartphone: video, social, lavoro, mappe, messaggi. Non cerca l’effetto vetrina da centro commerciale, ma il comfort quotidiano. È uno schermo che non ti fa pensare allo schermo, e nel 2026 è un complimento non da poco.
Sotto la scocca il telefono corre sempre. Non inciampa, non esita, non si lamenta. Le app si aprono subito, il multitasking è solido, anche il gaming è gestito con una naturalezza quasi noiosa. Non è il dispositivo che compra chi vive di benchmark, ma quello che non ti fa mai dire “oggi è lento”. È potenza usata bene, non esibita.
Il capitolo fotocamera invece resta quello più tiepido. Di giorno le immagini sono pulite, corrette, affidabili. Di notte il passo si fa più corto. Manca un po’ di carattere, un po’ di coraggio nell’elaborazione. Tutto giusto, tutto preciso, ma raramente sorprendente. In un’epoca in cui la fotografia è diventata storytelling, OnePlus resta ingegnere. E si vede.




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