Storie Web martedì, Gennaio 27
Olio, ecco il piano del Governo: 500 milioni  per colture intensive e più promozione

Il varo di un piano olivicolo è già di per sé una notizia, visto che non ne è mai stato realizzato uno dal dopoguerra. Ma il piano ormai in dirittura d’arrivo dopo un confronto durato un anno tra ministero dell’Agricoltura, regioni e associazioni della filiera olivicolo-olearia punta anche a diventare un benchmark che possa fare da apripista ad analoghi piani di sviluppo di altri settori cardine del made in Italy agroalimentare.

Il progetto appena varato dal Masaf sarà ora sottoposto per due settimane alle osservazioni da parte degli operatori della filiera. Al termine di questo confronto il provvedimento sarà portato in Conferenza Stato Regioni, per andare poi all’approvazione definitiva. Pilastro fondamentale del piano è il rafforzamento della produzione. «Questa è la prima delle linee guida che vogliamo introdurre – spiega il sottosegretario all’Agricoltura con delega al settore, Patrizio La Pietra -. Finora si è spesso partiti dalle risorse economiche, dalla ricerca dei fondi da spendere spesso senza neanche avere bene chiare le idee su cosa fare. Adesso partiamo invece da un’idea precisa, aumentare la produzione, e poi cercare le risorse per metterla in pratica». Ed è anche in questo senso che il piano olivicolo e dovrà essere punto di riferimento anche per futuri piani di settore.

Le risorse ci sono: poco meno di 500 milioni di euro per cinque anni. «La fetta più importante sono i fondi stanziati dal Coltiva Italia – continua La Pietra – che ammontano a 300 milioni (50 per il 2026, 50 per il 2027 e 200 per il 2028). Dotazione alla quale vanno aggiunti i circa 35 milioni di euro l’anno di risorse Ocm (quelle dei vecchi piani operativi, ndr) che per cinque anni fanno altri 175 milioni. Le risorse quindi ci sono già ma più importante ancora è avere le idee chiare su cosa fare. E averle definite dopo il confronto con gli altri soggetti coinvolti».

Obiettivo numero uno, quindi, è il rafforzamento produttivo dopo che l’Italia (con circa 300mila tonnellate di produzione previste per quest’anno) è scivolata in terza posizione tra i principali produttori mondiali scavalcata da Spagna e Tunisia . «Al rafforzamento produttivo – ha aggiunto il sottosegretario – saranno destinati tutti i fondi del Coltiva Italia. Abbiamo coinvolto le Regioni e le organizzazioni dei produttori per definire gli interventi che non potranno essere uguali ovunque ma andranno declinati sui territori. Per cui si punterà sugli oliveti superintensivi laddove è possibile e ha senso. Altrove si cercherà di intervenire diversamente nel solco delle prerogative territoriali, delle tradizioni e della tutela della biodiversità».

Sempre sotto il profilo del rafforzamento produttivo altro pilastro sarà poi il recupero degli uliveti abbandonati. Ma anche in questo caso, occorre uno screening approfondito perché se un uliveto è stato abbandonato è innanzitutto perché non consentiva al produttore una redditività adeguata per continuare a coltivarlo.

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