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Notiziario

Il piano Readiness2030 della Commissione Europea ha l’obiettivo di potenziare la capacità di difesa della Ue. Un approfondimento dell’Osservatorio conti pubblici italiani dell’università Cattolica (Ocpi) pubblicato il 28 marzo aiuta a capire qual è il punto di partenza, e lo fa mettendo a confronto l’industria europea della difesa con quella dgli Stati Uniti. La lente si sofferma, in particolare, su tre parametri: lavoratori occupati, dimensione delle aziende e spesa in ricerca e sviluppo.

Occupazione

L’industria europea della difesa, seppure in crescita, è molto più piccola di quella Usa. Nell’area coperta dall’Aerospace and Defense Industries Association of Europe (ASD), che comprende Ue, Regno Unito, Norvegia e Turchia, nel 2023 l’industria della difesa occupava 581 mila persone (il 33% in più rispetto al 2014), pari allo 0,2% degli occupati nella sola Ue, con un fatturato di 159 miliardi di euro (113 miliardi per l’Ue). Nello stesso anno, l’industria della difesa statunitense occupava oltre 1 milione di persone, lo 0,74% del totale, con un fatturato di oltre 370 miliardi di euro.

Dimensione delle aziende

Secondo il Sipri, nel 2023 delle prime 100 imprese al mondo per ricavi dalla vendita di armi, solo 18 erano localizzate nell’Ue, contro 41 imprese statunitensi, 12 europee non Ue, 9 cinesi e 2 russe. Le prime cinque imprese al mondo erano tutte americane (la sesta era la britannica BAE Systems). Nessuna delle 18 imprese Ue era inclusa nelle prime dieci.

Tra le 15 più grandi imprese Ue – aggiunge ancora l’approfondimento Ocpi – le francesi erano le più numerose: sono 5, che diventano 7 includendo quelle in cooperazione con altri Paesi. La Germania ne aveva 3 (4 incluso quelle in cooperazione). Il primo posto è detenuto da Airbus, il gruppo nato dalla fusione di imprese francesi, tedesche e spagnole, con un fatturato dalla vendita di armi di 12,9 miliardi di dollari, e una vasta produzione aerospaziale (satelliti, droni, velivoli militari, tra cui trasporto pesante A400M, la cisterna aerea multiruolo A330, l’elicottero da combattimento Tiger). Segue da vicino il gruppo Leonardo con 12,4 miliardi e una produzione militare multi-dominio (aria, terra, mare, spazio, cyber), incluso un sito di assemblaggio e manutenzione di caccia F-35. La francese Thales è al terzo posto con 10,3 miliardi, specializzata in elettronica e difese aeree. Il resto delle imprese registra ricavati molto inferiori. La tedesca Rheinmetall, specializzata in veicoli corazzati, sistemi d’arma pesanti e difesa antiaerea, raggiunge i 5,4 miliardi. MBDA, nata da gruppi francesi, inglesi e italiani, e leader in Europa nel settore missilistico, si ferma a 4,7 miliardi.

La produzione di caccia

Il fatturato delle imprese europee è molto inferiore a quello delle americane. Sempre nel 2023 Lockheed Martin Corporation, prima al mondo, fatturava da sola più della somma delle prime 8 imprese dell’Ue. Le imprese europee sono piccole anche rispetto alle imprese cinesi. Le tre più grandi fatturano 57 miliardi, più della somma delle più grandi sette imprese europee. In termini di volumi, si stima che gli Stati Uniti possano produrre circa 200 caccia ogni anno, di cui oltre 100 F35 (sebbene questo numero includa unità ultimate al di fuori degli Stati Uniti). Numeri simili risultano anche per la Cina. In Europa, invece, la Dassault ha indicato di aver consegnato 21 Rafale nel 2024, mentre circa 20 Eurofighter sono prodotti ogni anno.

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