Achille Occhetto, ultimo segretario del Pci, compie 90 anni. Sarà festeggiato martedì 3 marzo alle ore 17 a Roma presso il Tempio Adriano in piazza di Pietra: un’iniziativa organizzata dai gruppi parlamentari del Pd e dall’Associazione Enrico Berlinguer per omaggiare il politico passato alla storia per la “Svolta della Bolognina”. Era il 12 novembre 1989, tre giorni dopo il crollo del muro di Berlino. E Occhetto nella sezione del PCI della Bolognina nel capoluogo emiliano era alla fine di un discorso nel quale aveva sostenuto che bisognava inventare strade nuove. Quando arrivò la domanda di Walter Dondi, giornalista della redazione bolognese dell’Unità: “Ma quelle strade nuove lasciano presagire anche il cambiamento del nome?”. Il segretario rispose secco: “Lasciano presagire tutto”. Una frase che fece precipitare la situazione interna al partito.

Dopo quel giorno di novembre il dado fu tratto e non fu possibile più tornare indietro. Con lo scioglimento del partito comunista e la fondazione di un nuovo partito su posizioni più orientate verso la socialdemocrazia, chiamato Partito Democratico della Sinistra. Con la svolta Occhetto pensava di accelerare il processo di svecchiamento ideologico del partito. Per costruire le condizioni per una nuova convergenza tra le forze di sinistra e democratiche. L’unità politica del campo progressista del resto è stata una delle vocazioni di tutta l’esperienza politica e intellettuale di Occhetto.

Occhetto, nonostante sia stato il liquidatore del Pci, è un figlio della storia dei comunisti italiani. Immerso nelle vicende di un partito che lui incontrò giovanissimo, nel 1953 appena diciassettenne, e che percorse, da Milano fino a Roma, ricoprendo incarichi su incarichi e assumendo spesso posizioni scomode per il gruppo dirigente di allora. Così nel ’56 fu il promotore di un documento di un circolo universitario che condannava l’invasione sovietica di Budapest, che il partito aveva invece appoggiato scegliendo la parte sbagliata della barricata. E successivamente, da direttore del giornale della Fgci Nuova Generazione, favorì analisi e riflessioni severe nei confronti del sistema sovietico. Così come incontrò Lech Wałęsa, leader dell’opposizione al regime comunista in Polonia.

La vittoria nel 1994 del centro-destra guidato da Silvio Berlusconi, che con una spallata sconfisse la “gioiosa macchina da guerra” messa in piedi da Occhetto decretò la fine della sua segreteria. Negli anni successivi Occhetto ha continuato a occuparsi di politica, seppur senza ricoprire ruoli dirigenziali all’interno del Pds prima e dei Democratici di Sinistra dopo. Restò deputato fino al 2001, quando fu eletto per una legislatura al Senato. Si allontanò definitivamente dal partito nel 2004, quando decise di aderire a un progetto unitario con Antonio Di Pietro, dando vita alla lista «Di Pietro-Occhetto» che si presentò alle elezioni europee del 2004. Poi nel dicembre 2009 confluì nel progetto costituente di Sinistra Ecologia Libertà, di cui fu componente del comitato scientifico.

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