Storie Web martedì, Luglio 21

Sono stati quattro anni ad alta tensione per i risparmiatori quelli che ci siamo lasciati alle spalle. La guerra scoppiata in Ucraina a inizio 2022 ha determinato il corso degli eventi successivi e tuttora in qualche modo continua a lasciare strascichi. L’elemento distintivo delle tensioni belliche (aggravate da quanto accade in Medio Oriente) è stato l’esplosione dell’inflazione con un balzo di poco superiore all’11 per cento. Un livello che non si vedeva da tempo e che ha messo a dura prova i risparmiatori: il primo obiettivo dell’investire è infatti quello di proteggere i propri risparmi dall’aumento dei prezzi e gli italiani in qualche modo hanno risposto abbastanza bene.

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Il bilancio

Il fatto che i depositi in questi anni non siano saliti è anche frutto di scelte finalizzate a garantire maggiori rendimenti alla liquidità. L’esposizione ai fondi di investimento è cresciuta e ancora più marcata in termini percentuali è stato l’aumento delle obbligazioni in portafoglio (sono in pratica raddoppiate). Molto importante è stata la strategia governativa di puntare anche sui bond retail con l’opzione dell’indicizzazione all’inflazione (vedi BTp Italia), una soluzione che in epoca di alta inflazione ha funzionato molto bene.

I bond

Per il resto, il settore obbligazionario ha vissuto una delle fasi di maggiore tensione degli ultimi 50 anni. Il balzo dell’inflazione e la strette monetaria della Fed e della Bce (terminata nell’autunno del 2023) hanno lasciato il segno. Un Etf con strategie sui bond globali (coperti dal rischio e quindi con un costo aggiuntivo) ha in pratica un bilancio piatto dall’aprile 2022 a metà luglio 2026. Solo dal 2024 c’è stata una ripresa delle quotazioni ma non sufficiente a sopravanzare con forza il calo dei due anni precedenti. Il bilancio peggiora addirittura se limitiamo l’esposizione ai soli bond governativi dell’area euro. Quindi un approccio con bond aggregati internazionali su varie scadenze non è servita a combattere l’inflazione in questo lasso di tempo così particolare a livello mondiale.

Le azioni

Una soluzione vincente, in termini di investimento, è stata quindi l’azionario. Un Etf in dollari legato all’indice Msci World (che include i paesi sviluppati) è cresciuto di poco più del 60 per cento e questo a fronte di un calo del biglietto verde di quasi il 5% in questo lasso di tempo. Un rally azionario che ha beneficiato in questi 4 anni del boom dell’intelligenza artificiale, che ha cominciato a fare capolino come tema di mercato alla fine del 2022. In questi anni l’indice Nasdaq 100, che rappresenta l’epicentro della tecnologia, è cresciuto di poco meno del 100 per cento. Una cavalcata continua interrotta solo per pochi giorni dopo l’annuncio dei dazi da parte di Trump nell’aprile dello scorso anno.

Ma è stata l’Europa a tornare protagonista in Borsa. La stretta monetaria ha ridato slancio al comparto dei titoli finanziari e Milano è stata uno delle Borse protagoniste con un rialzo (senza i dividendi) intorno al 105 per cento. Milano meglio della tecnologia Usa. Dopo 26 anni la Borsa italiana ha rivisto il suo massimo storico che era stato toccato proprio nel pieno dell’euforia web. Milano quindi sale sul podio dei vincitori

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