Insulti durissimi a Giorgia Meloni, anzi irripetibili, sono partiti oggi da Vladimir Solovyev, giornalista vicino a Vladimir Putin e potente megafono della propaganda russa. Il vicepremier e titolare della Farnesina Antonio Tajani ha fatto convocare l’ambasciatore russo a Roma, Aleksej Vladimirovic Paramonov «per esprimere formali proteste – ha scritto in un post su X – dopo le gravissime e offensive dichiarazioni del conduttore sulla televisione russa nei confronti del presidente del Consiglio Giorgia Meloni al quale va tutta la mia solidarietà e vicinanza». Solidarietà è stata espressa anche dall’altro vicepremier, il leghista Matteo Salvini, spesso tenero con la Russia e invece stavolta inflessibile: «Gli insulti alla premier Giorgia Meloni mandati in onda sulla tv russa sono gravi e inaccettabili. Affettuosa solidarietà a Giorgia, senza se e senza ma».
«Per sua natura, un solerte propagandista di regime non può impartire lezioni né di coerenza né di libertà. Ma non saranno certo queste caricature a farci cambiare strada. Noi, diversamente da altri, non abbiamo fili, non abbiamo padroni e non prendiamo ordini. La nostra bussola resta una sola: l’interesse dell’Italia. E continueremo a seguirla con orgoglio, con buona pace dei propagandisti di ogni latitudine». Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni replicando su X all’attacco del conduttore televisivo russo Vladimir Solovyov, tra i principali volti dei media filogovernativi di Mosca.
Le accuse di tradimento
Nel corso della sua trasmissione televisiva, l’anchorman si è scagliato contro la premier definendola Meloni «fascista» e l’ha apostrofata con il termine «puta» (“prostituta”), accusandola di aver tradito i propri elettori e il presidente statunitense Donald Trump. «Che brutta donnuccia, cattiva», ha rincarato in italiano. La vicenda è stata ripresa da diversi canali social russi, dove circolano estratti video e commenti. La tempistica non è casuale: il 15 aprile il leader ucraino Volodymyr Zelensky è tornato in Italia dopo soli quattro mesi, ricevuto prima a Palazzo Chigi e poi al Quirinale, ottenendo di nuovo la garanzia del pieno e fermo sostegno di Roma a Kiev e concordando l’avvio del “Drone Deal” per la produzione di droni.
Gli attacchi del 2023
Solovyev non è nuovo agli improperi. Già a marzo del 2023, il conduttore aveva alzato i toni dandole dell’«idiota patentata», epiteto che usa spesso. «Su, forza, signora – aveva esordito, trasmettendo un discorso di Meloni sulla pace –. Sono sepolti anche militari italiani sulla terra russa. Quei italiani che conosco io maledicono politici come questa, che portano il popolo italiano in un’altra guerra». Poi ancora: «Meloni, hai mica voglia di andare a camminare per le vie di Donetsk, vedere Lugansk. Cedere come i tuoi amici fascisti. Forse te ne sei dimenticata. Meloni, cosa significa la parola fascisti. Sei venuta dai fascisti. Zelensky è fascista».
Gli insulti alla dem Picierno
Altre italiane sono finite nel mirino di Solovyev. Una in particolare: la vicepresidente dem del Parlamento europeo, Pina Picierno, un anno fa era stata pesantemente aggredita, sempre per la sua costante vicinanza alle sofferenze del popolo ucraino. «La sua bocca puzza di tirannia», aveva attaccato, invitato da Massimo Giletti. «Vergogna della razza umana, bestia, idiota patentata». Una violenza verbale condannata da tutto il Pd come «intimidazione».
