Storie Web lunedì, Giugno 15

«È stato ricordato che l’unico partito che era favorevole al nucleare nel referendum del 1987 era il Partito repubblicano. All’epoca ero giovane segretario del Partito repubblicano e ricordo una riunione in piazza dei Caprettari in cui Giovanni Spadolini ci disse che dovevamo vincere il referendum. Ci fermammo all’11%. Ma è da allora che sono convinto della necessità di investire sul nucleare. Una fonte energetica non di sostituzione delle altre ma di integrativa delle altre fondi di energia».

A dirlo questa mattina nel corso del Forum in Masseria, nell’ambito del panel “Dalla dipendenza alla resilienza: la nuova politica energetica italiana” il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin.

Chiudere il quadro normativo entro fine legislatura

«Abbiamo riavviato questo percorso due anni fa – ha aggiunto Pichetto Fratin – con un’analisi approfondita. Abbiamo presentato un disegno di legge approvato dalla Camera e ora speriamo che nel prossimo e mezzo possa essere convertito in legge dello Stato. Dopodiché c’è l’impegno del Governo e della premier Meloni di arrivare entro la fine dell’anno al completamento del quadro normativo con i decreti attuativi. I tempi? Dipendono poi dalla ricerca sperimentazione e tecnologie disponibili Io dico il 2033-34 potrebbero essere gli anni dell’avvio concreto. L’obiettivo è arrivare a coprire con il nucleare un 10-15% del fabbisogno energetico al 2040. Stiamo lavorando per il futuro dei nostri ragazzi. Vorremmo lasciare un paese forte, l’alternativa è altrimenti la decrescita felice».

«Sulle accise vediamo cosa succede a Ginevra»

Ma il ministro dell’Ambiente al Forum in Masseria ha parlato anche di altri temi sensibili sul fronte energetico a cominciare dal tema accise. «Domani o dopodomani a Ginevra firmano qualcosa rispetto allo Stretto di Hormuz e al Golfo Persico, perché certamente tutto questo ha delle conseguenze».

Importare gas dalla Russia non cambia le sorti del Paese

Il ministro ha risposto anche a una domanda sull’opportunità di tornare a importare gas dalla Russia. «Prendere il gas dalla Russia – ha aggiunto – può convenire al massimo a un singolo operatore che può aumentare i margini di utile perché comunque quando il gas arriva in Europa il suo prezzo di riferimento viene stabilito alla borsa di Amsterdam. Insomma, non è il gas russo che cambierà le sorti del Paese. A impattare è la guerra in medio Oriente che ha eliminato dal mercato il 20% delle forniture energetiche. Se la situazione dovesse normalizzarsi e le forniture ripartire allora il prezzo dei prodotti energetici potrà calare».

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