Per qualcuno è «forse un po’ troppo», per qualche altro, invece, «la giusta decisione» per far rispettare l’istituzione. Certo è che al Tribunale di Cagliari arrivano le indicazioni sull’abbigliamento da indossare per l’accesso nelle aule e negli uffici giudiziari.
Minigonne e ciabatte vietate
Il dress code, inizialmente rivolto ai visitatori e poi, aggiornato con una nuova indicazione, a tutti, magistrati compresi, è chiaro: vietate minigonne e ciabatte da mare. E poi pantaloncini corti e short, cappellini e vestiti trasparenti, canottiere e smanicati. A far rispettare la direttiva sarà il personale di vigilanza che controlla gli accessi e i varchi. E la nuova indicazione è rivolta a tutti coloro che varcheranno gli ingressi di Palazzo di giustizia.
Decisione a luglio
La decisione è stata presa a luglio, dalla Conferenza permanente, l’organo decisionale che raggruppa il presidente della Corte d’Appello, il presidente del Tribunale, il Procuratore generale e il procuratore della repubblica, la presidente di sorveglianza, tutti i dirigenti amministrativi e la partecipazione del presidente dell’Ordine degli avvocati.
Decoro e rispetto
Una decisione, come detto in un’intervista a L’Unione Sarda dal presidente della Corte d’appello, Massimo Orlando, presa « in Conferenza permanente a luglio e tutti hanno condiviso l’opportunità e la finalità di restituire decoro agli uffici giudiziari, nel rispetto di chi ci lavora e degli stessi cittadini».
Le reazioni
Ricorda che avvocati e magistrati devono indossare la toga durante l’udienza, l’avvocata Annamaria Busia, che avrebbe preferito «evitare il passaggio sulla gonna e usare una comunicazione meno specifica». E poi aggiunge: «Dovrebbero bastare l’educazione e il buon senso data la sacralità istituzionale del luogo. Non è sempre così – aggiunge -, allora è evidente che si rende necessario il ricorso al cartello». Dello stesso avviso anche l’avvocato Riccardo Schirò. «Un minimo di decoro ci vuole ovunque, soprattutto nel luogo ove si amministra la giustizia nel rispetto delle istituzioni – dice – . Dovrebbe essere sufficiente un po’ di buon senso, ma, evidentemente, non basta».












