Il suo nome deriva dalla matematica greca, una donna che ha dato la sua vita per la scienza, barbaramente uccisa per la sua influenza sui legami politici e religiosi dell’epoca. Ed ora la sua leggenda continua attraversando secoli di storia per approdare ai giorni nostri, grazie all’innovazione tecnologica per garantire un futuro sempre più digitale.
La startup Ipazia è stata fondata nel 2021 da Giorgio Alverà, manager ex Goldman Sachs, insieme a suo fratello Marco (ex Ceo di Snam che è anche socio della stessa Ipazia). Ed è proprio la start up milanese ad aver superato i big dell’AI americana in WorkArena, un benchmark di riferimento del settore per testare le capacità dei modelli linguistici di risolvere problemi reali.
Cos’è Ipazia e perché potrebbe rivoluzionare le imprese
Una piattaforma capace di fare da ponte tra la ricerca e l’intelligenza artificiale. Soltanto un anno fa i titoli dell’AI, e più in generale i mercati finanziari, furono scossi dal “ciclone” DeepSeek, la startup cinese, apparentemente capace di rivaleggiare con i più avanzati sistemi americani a una frazione del costo di sviluppo e della potenza di calcolo usati dalle altre aziende. Oggi le carte sul tavolo potrebbero cambiare.
Non si tratta di scrivere una poesia o riassumere un testo, ma di eseguire processi di business complessi: navigare liste prodotti, ordinare articoli, recuperare dati da database eterogenei e compilare form.
In questo scenario, denominato L1, – si spiega – Ipazia ha ottenuto un punteggio del 90,3%, staccando Gemini-3 Flash di Google (86,1%), GPT-5 di OpenAI (79,1%) e Claude-4-Sonnet di Anthropic (63,3%).











