La partita per l’ultima legge di Bilancio della legislatura è già in corso. Anche se il tempo decisivo si giocherà quando si avrà un quadro nitido delle risorse disponibili, come sempre in un percorso che impone un filo diretto con Bruxelles. Dopo le parole della premier, Giorgia Meloni, e del ministro del Lavoro, Marina Calderone, il pacchetto lavoro si annuncia piuttosto importante. Con il duplice obiettivo di sostenere i salari e le imprese. Ma vediamo nel dettaglio le misure allo studio dei tecnici, diverse dalla riduzione Irpef con aliquota al 33% fino a 60mila euro di reddito, anch’essa una priorità dell’esecutivo Meloni.
Detassazione rinnovi Ccnl
Un piatto forte è rappresentato dalla proroga della detassazione dei rinnovi dei Ccnl al fine di favorire l’adeguamento salariale al costo della vita e di rafforzare il legame tra produttività e salario. Con la scorsa manovra si assoggettano a una imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali pari al 5%, gli incrementi retributivi corrisposti ai lavoratori dipendenti del settore privato nell’anno 2026, in attuazione di rinnovi contrattuali sottoscritti dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026. La misura si applica ai lavoratori del settore privato titolari di reddito di lavoro dipendente – nell’anno 2025 – non superiore a 33mila euro. Secondo la relazione tecnica alla manovra 2026 sono circa 3,8 milioni di lavoratori i beneficiari potenziali dell’imposta sostitutiva al 5% sugli incrementi retributivi corrisposti ai dipendenti del privato nel 2026, in attuazione dei rinnovi contrattuali sottoscritti dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026. Sia la premier, Giorgia Meloni, sia la titolare del Lavoro, Marina Calderone, hanno manifestato l’intenzione di rinnovare la misura nella prossima legge di Bilancio all’interno di un più ampio ventaglio di misure a sostegno di buste paga e produttività.
Premi di risultato
In vista della manovra per il 2027 allo studio del governo c’è anche un ulteriore rafforzamento dei premi di risultato, visti i progressi registrati grazie anche alle norme fiscali di favore. Con la manovra 2026 è passata infatti dal 5 all’1% l’imposta sostitutiva sui premi di produzione (e sulle quote di partecipazione agli utili da parte del dipendente). Si applica su importi che salgono da 3mila a 5mila euro. La relazione tecnica alla scorsa legge di bilancio stimava una potenziale platea di soggetti coinvolti di circa 250mila unità. La manovra estendeva poi al 2026 la norma con cui si prevede, per i dividendi corrisposti ai lavoratori dipendenti e derivanti dalle azioni attribuite dalle aziende in sostituzione di premi di risultato, il computo nella base imponibile delle imposte sui redditi nella misura pari al 50% (ad esclusione della quota di tali dividendi eccedente il limite di 1.500 euro, per la quale resta ferma l’inclusione integrale nell’imponibile). I premi collegati ai contratti che prevedono premi di risultato e partecipazione agli utili di impresa avevano già beneficiato di una riduzione dell’aliquota dal 10 al 5% con la legge di bilancio per il 2023; la misura era stata poi confermata nella manovra per il 2024, e prorogata dalla legge di bilancio per il 2025. Secondo gli ultimi dati, aggiornati al 15 luglio, del ministero del Lavoro sono saliti oltre 4,2 milioni, 4.241.031 per l’esattezza, gli addetti beneficiari di questo salario aggiuntivo legato alle performance aziendali: il premio medio annuo riconosciuto a questi lavoratori ha superato i 1.800 euro, siamo a 1.815,43 euro, con una crescita di 210,19 euro su dicembre 2025.
Notturni e straordinari
Sempre in tema di sostegno ai salari, il governo sta studiando anche la conferma, per il prossimo anno, della tassazione al 15% di indennità e maggiorazioni retributive. Con la scorsa manovra è stato previsto che per il periodo d’imposta 2026, si assoggettano ad una imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali pari al 15% le somme corrisposte, entro il limite annuo di 1.500 euro, ai lavoratori dipendenti del settore privato, a titolo di: maggiorazioni e indennità per lavoro notturno (articolo 1, comma 2, del Dlgs 66/2003 e dei Ccnl); maggiorazioni e indennità per lavoro prestato nei giorni festivi e nei giorni di riposo settimanale (come individuati dai Ccnl); indennità di turno e ulteriori emolumenti connessi al lavoro a turni (previsti dai Ccnl). La misura opera salvo espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro. Gli interventi sono applicati dai sostituti d’imposta del settore privato nei confronti dei titolari di reddito di lavoro dipendente di importo non superiore, nell’anno 2025, a 40mila euro. La relazione tecnica alla scorsa manovra stima un numero di lavoratori interessati a questa misura pari a 2,3 milioni. Sempre con la legge di Bilancio per il 2026 è stato riproposto il trattamento integrativo del 15% sulle retribuzioni lorde per il lavoro notturno e straordinario festivo svolto dal 1° gennaio al 30 settembre 2026. Il beneficio è destinato ai lavoratori degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande e ai lavoratori del comparto turistico-alberghiero, inclusi gli stabilimenti termali, titolari di reddito da lavoro dipendente di importo non superiore a 40mila euro (periodo d’imposta 2025). Anche in questo caso si starebbe ragionando su una proroga.
Lavoro stabile
Un altro tema centrale è il lavoro stabile, a cominciare da giovani e donne, che sono più in difficoltà oggi, nonostante il forte aumento dell’occupazione (ma che è trainato dagli over50). Con il decreto 1° Maggio il governo ha riscritto gli incentivi per sostenere l’occupazione stabile di giovani e donne. Complessivamente, il provvedimento ha stanziato 934 milioni di euro nel triennio 2026-2028: 497,5 milioni per il bonus under 35; 175 milioni per la trasformazione dei contratti a termine (di durata fino a 12 mesi) in rapporti a tempo indeterminato sempre per i giovani; 141,5 milioni per il bonus donne e i restanti 120 milioni per l’incentivo per il lavoro stabile a vantaggio degli over 35 disoccupati della Zes Unica per il Mezzogiorno. Con questo poker di interventi l’esecutivo stima di incentivare ulteriori 110.700 contratti stabili. Il governo sta pensando di prorogarli anche nel 2027, e, risorse permettendo, anche di potenziarli ulteriormente.










