Dall’inizio del 2026 i marchi della moda e del lusso sono tutti osservati speciali: i risultati del periodo gennaio-marzo sono una preziosa cartina di tornasole per almeno due motivi. Il primo è che permettono di capire se il rallentamento registrato nel 2025 – con pochissime eccezioni e il gruppo Moncler è una di queste– è finito, confermando i timidi segnali di ripresa del quarto trimestre dello scorso esercizio; il secondo è vedere gli effetti della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro Iran e Libano il 28 febbraio. Ma i dati del primo trimestre del gruppo Moncler, che comprende il marchio Stone Island, raccontano molto di più, in un momento nel quale l’intero segmento dell’alta gamma sta riflettendo su come correggere le storture evidenziate dai cali di ricavi e redditività del 2025.
Nel periodo gennaio-marzo – come era accaduto negli ultimi tre mesi dello scorso anno – il gruppo ha superato le attese degli analisti, chiudendo con ricavi a 880,6 milioni, in crescita del 12% a cambi costanti e del 6% a cambi correnti, con andamento di fatto omogeneo per i due marchi: le vendite Moncler sono salite del 12% a 766,5 milioni, quelle di Stone Island dell’11% a 114,1 milioni.
Confermata la corsa del canale dtc (direct to consumer, i negozi monomarca): per Moncler i ricavi sono saliti del 14%, per Stone Island del 17% e l’altra buona notizia è che pure il canale wholesale – quello più in sofferenza per tutto il settore del lusso – per Stone Island è cresciuto del 4%.
«Ciò che emerge con chiarezza nel primo trimestre di quest’anno è qualcosa di più di una performance solida: è la forza delle relazioni che i nostri brand continuano a costruire con le proprie community, in tutto il mondo – ha commentato Remo Ruffini, presidente esecutivo del gruppo –. In un contesto globale caratterizzato da conflitti e instabilità, sia Moncler sia Stone Island hanno dimostrato una forte energia e rilevanza culturale, che si riflette nei risultati, che non arrivano per caso».
Il consiglio di amministrazione di ieri ha anche confermato Bartolomeo Rongone amministratore delegato: l’ex ceo di Bottega Veneta – unico marchio del gruppo Kering a non aver smesso di crescere neppure nel 2025 – si è insediato ufficialmente il 1° aprile e il cda ha inoltre deliberato il conferimento delle deleghe già attribuitegli nella riunione dello scorso 19 febbraio, in occasione della sua nomina per cooptazione. «Mentre inizia una nuova fase del nostro percorso, con Leo ora nel gruppo, il focus è molto chiaro – ha aggiunto Ruffini –: restare fedeli a ciò che siamo, guardando sempre avanti e mantenendo l’integrità dei nostri marchi al centro di ogni decisione».
