Storie Web giovedì, Giugno 20
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Caterina Chinnici, nel giorno della strage di Capaci, ricorda il rapporto che legava Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: “Erano amici che si ritrovavano, sapevano sorridere. In famiglia, tanto mio padre quanto Paolo e Giovanni, cercavano di mantenere il massimo della serenità. Però le minacce arrivavano anche a casa, lo sapevamo bene”, racconta in un’intervista a Fanpage.it.

Caterina Chinnici ha sempre saputo che un giorno sarebbe diventata un magistrato. Sarà perché fin da piccola Rocco Chinnici, suo padre, ucciso il 29 luglio del 1983 nella strage mafiosa di via Pipitone Federico, la portava con sé in ufficio, e lei trascorreva con lui interi pomeriggi, e ascoltava. Caterina Chinnici è cresciuta, anche lavorativamente, con Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, che Rocco Chinnici volle attorno a sé per dare vita a quello che successivamente prese il nome di pool antimafia. Tra i tre uomini c’era un rapporto che andava oltre la stima professionale, erano amici, così come lo erano le loro famiglie.

Non è un caso che alla nascita del suo primo figlio Caterina Chinnici abbia voluto festeggiarla con Giovanni Falcone, come si vede in una foto del 1991 che la ritrae con il piccolo Alessandro (oggi comandante della Compagnia dei Carabinieri di Faenza) in braccio, accanto al giudice ucciso nella strage del 23 maggio del 1992, all’età di 53 anni.

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Giovanni Falcone lavorava alla sezione fallimentare del tribunale di Palermo, dove esaminava centinaia e centinaia di conti bancari. Chinnici lo chiamò nel 1979 proprio per la sua capacità di decifrare documenti contabili e finanziari, per mettere sotto la lente i conti che portavano a Cosa nostra. “Paolo Borsellino era già nel suo ufficio, mio padre chiamò Giovanni Falcone perché ebbe l’idea di portare l’azione di contrasto alla mafia anche sul piano delle misure patrimoniali – racconta Caterina Chinnici a Fanpage.it.

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“Falcone era alla sezione fallimentare, per cui sapeva seguire i percorsi degli assegni – allora era questo il veicolo del denaro – sapeva leggere nelle pieghe dei bilanci delle società, per ricostruire i percorsi del denaro illeciti. Mio padre capì che Falcone avrebbe potuto dare un enorme contributo e gli proposte di lavorare nel suo ufficio. Così avviarono il nucleo del pool antimafia, che facilitò lo scambio di informazioni fra magistrati e le prime misure di carattere patrimoniale”. Nel 1982 poi entrò in vigore la legge Rognoni-La Torre, che introdusse per la prima volta nel Codice penale italiano il reato di “associazione a delinquere di tipo mafioso” e le misure patrimoniali applicabili all’accumulazione illecita di capitali.

“Sono entrata in magistratura giovanissima, a 24 anni, ovviamente seguendo quella passione che mi è stata trasmessa da mio padre. Ho avuto la fortuna di conoscere dei magistrati, e fra questi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, animati non solo da grande professionalità e da grande umanità, ma anche da una profonda tensione morale. Per noi giovani magistrati, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano dei modelli, dei maestri. Però per me erano anche qualcosa di più, fanno parte del mio patrimonio affettivo, perché Borsellino e Falcone erano degli amici di famiglia, che frequentavamo al di fuori delle aule di giustizia. Erano persone normali, amici che si ritrovavano, che sapevano sorridere.
Certo, nel tempo, con l’intensificarsi dell’impegno nella lotta alla mafia tutti percepivamo l’aumento dei rischi, anche se in famiglia tanto mio padre quanto Paolo e Giovanni cercavano di mantenere il massimo della serenità. Però le minacce arrivavano anche a casa, lo sapevamo bene”, ricorda Caterina Chinnici.

“Non mi sono mai chiesta cosa avrei fatto da grande. Da piccolissima mio padre mi portava con sé quando mia madre, che era insegnante, era impegnata nel pomeriggio. Andavo con lui in pretura a Partanna, mi sedevo in quell’ufficio e facevo i compiti.
Credo che da lì sia nata questa passione per la professione di magistrato, è stata un’evoluzione naturale della mia crescita”.

Quando morì Rocco Chinnici, Falcone rimase per Caterina Chinnici anche un punto di riferimento affettivo, oltre che lavorativo. “Con Giovanni c’era un rapporto bellissimo”, ci racconta. “Anche Paolo era molto vicino a mio padre, condividevano anche la stessa data di nascita, il 19 gennaio, seppure con una differenza di 15 anni, avevano lo stesso carattere. Tant’è che quando sono arrivata all’ufficio istruzione della procura, mio padre, che era il capo dell’ufficio che assegnava gli uditori ai magistrati, mi assegnò come ‘tutor’ Paolo Borsellino, perché era quasi come se fosse lui. Il nostro legame è rimasto anche dopo la morte di mio padre, loro sono stati vicini alla mia famiglia, a mia mamma e a me. Ho una bellissima fotografia, scattata a Roma: ci sono io con Giovanni Falcone e il mio primo bambino, ci tenevo a festeggiare anche con lui la nascita del mio primo figlio”.

Negli anni Caterina Chinnici ha partecipato a tantissime commemorazioni, in ricordo della scomparsa di
Rocco Chinnici, di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il sentimento di vicinanza e affetto, che arriva da parte dei cittadini, non si è mai affievolito. “Molto è affidato ai giovani, che sono sempre presenti soprattutto per Falcone e Borsellino. Con dispiacere osservo che mancano il 29 luglio, perché a quel punto le scuole sono chiuse, e le lezioni all’università sono sospese. Supplisco io però, andando tantissimo nelle scuole e parlando con i ragazzi, dai bambini dell’asilo fino all’università, direi che lo slancio iniziale di indignazione e rabbia, così come l’affetto delle persone, non sono mai venuti meno”.

Anche in Europa (Caterina Chinnici è stata europarlamentare per due legislature e ora è candidata in corsa per le elezioni di giugno ndr) l’attenzione verso questi momenti è alta: “La memoria di Rocco Chinnici di Giovanni Falcone di Paolo Borsellino è molto forte. Per me, uno dei momenti di ritorno importante del lavoro che ho fatto a livello europeo, al di là della normativa che si è costruita molto sul modello italiano, è stato quando il procuratore europeo Laura Codruţa Kövesi, giurista romena, mi ha mandato il discorso che ha fatto in occasione del suo insediamento: lei ha detto ‘io voglio improntare il mio lavoro e quello dei procuratori europei sul lavoro fatto da Rocco Chinnici, da Giovanni Falcone da Paolo Borsellino’. E per me questa è stata una cosa bellissima, significa che anche a livello europeo tutti si ispirano a Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il riconoscimento del lavoro del sacrificio che hanno fatto”.

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