
Giorni di grande tensione a Minneapolis, dove proseguono le manifestazioni anti Ice che fanno seguito all’uccisione a sangue freddo dell’attivista Renee Good lo scorso 7 gennaio. Le autorità federali, nella giornata appena trascorsa, hanno usato gas lacrimogeni per disperdere la folla di manifestanti.
Gli scontri tra agenti federali e manifestanti si sono protratti per tutta la giornata di lunedì in diverse città. Gli agenti hanno lanciato gas lacrimogeni a Minneapolis mentre una folla si radunava intorno i membri dell’Ice stavano interrogando un uomo, mentre a Nordovest, a St. Cloud, centinaia di persone hanno protestato davanti a una serie di negozi gestiti da cittadini di origine somala dopo l’arrivo degli agenti delle forze anti immigrazione. Più avanti notte sono scoppiati scontri tra i manifestanti e gli agenti che sorvegliavano l’edificio federale utilizzato come base per la repressione.
Intanto lo Stato del Minnesota, insieme con le città di Minneapolis e St. Paul, ha citato in giudizio lunedì l’amministrazione Trump per cercare di fermare l’operazione che ha coinvolto 2mila agenti in quella che l’Immigration and Customs Enforcement ha definito la più grande azione di controllo mai effettuata finora.
La causa intentata sostiene che il Dipartimento della Sicurezza Nazionale stia violando il Primo Emendamento e altre tutele costituzionali. Accusa l’amministrazione repubblicana guidata da Donald Trump di violare i diritti di libertà di parola. «Si tratta, in sostanza, di un’invasione federale delle Twin Cities nel Minnesota e deve finire», ha dichiarato il procuratore generale dello Stato Keith Ellison in una conferenza stampa.
Il Dipartimento della Sicurezza Nazionale afferma di aver effettuato più di 2mila arresti nello Stato dal mese di dicembre. Nei giorni successivi alla morte di Renee Good, uccisa con un colpo alla testa da un agente dell’Ice mentre era al volante del suo Suv, si sono svolte decine di proteste e veglie in tutti gli Stati Uniti per onorare la trentasettenne madre di tre figli.





