Nuove proteste dilagano in America in seguito all’uccisione da parte delle forze speciali dell’Ice della 37enne Renee Nicole Good durante un controllo anti-migranti a Minneapolis. La folla più numerosa è a Minneapolis, dove c’è un’aria molto tesa.
Ma vari cortei sono apparsi anche a New York, Boston, Baltimora, Birmingham e in altre città americane. I media intanto hanno diffuso il presunto nome dell’agente che ha aperto il fuoco, si tratta di Jonathan E. Ross. Si litiga sull’inchiesta per accertare le responsabilità nell’uccisione. Il Minnesota Bureau of Criminal Apprehension, l’agenzia statale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Minnesota che si occupa dei crimini di alto profilo, è stato costretto a ritirarsi dalle indagini dopo che l’Fbi ha preso il controllo del caso, come ha reso noto il sovrintendente Drew Evans. Di segno opposto la lettura delle autorità locali, dal governatore del Minnesota Tim Waltz al sindaco di Minneapolis Jacob Frey, che hanno contestato la versione fornita dal governo e chiesto alle forze federali di lasciare la città (2000 gli agenti Ice spediti in città dopo una truffa al welfare legata agli immigrati irregolari).
Intanto a Portland, in Oregon, due persone, un uomo e una donna, sono state ricoverate in ospedale dopo essere state colpite da colpi di arma da fuoco sparati da agenti federali. Il Dipartimento per la sicurezza interna (Dhs) ha dichiarato che l’incidente è avvenuto quando un membro di una gang venezuelana è stato fermato e «ha tentato di investire» gli agenti con la sua auto. Agenti di polizia di Portland sono intervenuti nel isolato 10200 di Southeast Main Street per una segnalazione di sparatoria, si legge in un comunicato del Portland Police Bureau. «Siamo ancora nelle fasi iniziali di questo incidente», ha dichiarato il capo della polizia Bob Day. «Comprendiamo l’emozione e la tensione che molti stanno provando in seguito alla sparatoria di Minneapolis, ma chiedo alla comunità di mantenere la calma mentre cerchiamo di saperne di più».








