Mini tassa italiana di due euro sui pacchi extra Ue low cost (fino a 150 euro di valore) rinviata fino al 30 novembre. A prevederlo è la bozza del decreto legge in Consiglio dei ministri sull’abolizione del bollo auto, che stabilisce il rinvio dell’applicazione del prelievo italiano dal 1° ottobre al 1° dicembre. Un rinvio ponte in attesa di quanto dovrà “fissare” a breve la Ue dopo che il Consiglio dell’Unione a inizio mese ha dato il suo ok all’introduzione di una tassa di spedizione sulle importazioni di modifico valore in arrivo dai Paesi fuori dal perimetro comunitario. Una mossa che serve a chiudere il cerchio dopo che dal 1° luglio scorso è già scattato il dazio comunitario di tre euro.
L’attesa per la tassa di spedizione Ue
Con lo spostamento in avanti della tassa l’Italia punta a mettersi in linea per farsi trovare pronta ai blocchi di partenza con i partner comunitari per il debutto dell’handling fee. Solo che lo slittamento in avanti di altri due mesi ha un costo di 40,8 milioni. Finora è stato necessario coprire solo il differimento da luglio a settembre incluso per un importo complessivo di 61,25 milioni di euro, per la mini tassa da due euro scontava nelle previsioni della legge di Bilancio 2026 che l’ha introdotta l’ipotesi di un’applicazione solo da luglio. Ora ne serviranno altrettanti per arrivare a fine anno. Anche se non va dimenticato che l’applicazione a regime dal 2027 avrebbe dovuto portare circa 245 milioni di euro all’anno.
L’asticella dell’importo
Molto però dipenderà da dove Commissione e Parlamento Ue posizioneranno l’asticella della tassa di spedizione che dovrà diventare operativa entro il 1° novembre. Al momento, secondo alcune ipotesi circolate in Italia, il livello potrebbe attestarsi tra i due e i quattro euro. Tuttavia già i primi andamenti con l’applicazione del dazio hanno portato a un calo delle importazioni di pacchi di piccolo valore da Stati extra Ue. Considerando che la tassa di gestione si andrebbe a cumulare con il dazio si potrebbe arrivare a un prelievo monstre, anche perché il dazio viene calcolato per ogni singolo articolo della spedizione, in base alla classificazione tariffaria e non alla quantità. E potrebbe avere come effetto quello di scoraggiare ulteriormente le importazioni di mini pacchi dai Paesi extra Ue. Del resto, la logica di fondo era proprio quella di andare a colpire un flusso di importazioni tramite e-commerce aumentate esponenzialmente negli ultimi anni, raggiungendo quasi 5,9 miliardi di articoli nel 2025.
Il sistema di sanzioni
Anche per questo il Consiglio dell’Unione nella riforma del quadro doganale approvata a inizio mese ha puntato a specificare che le piattaforme di commercio elettronico di Paesi terzi che spediscono nella Ue saranno considerate importatori di merci e di conseguenza responsabili dell’esecuzione di tutte le formalità doganali e dei pagamenti dei dazi Proprio per rafforzare il concetto e vincolare al rispetto delle norme doganali Ue e al pagamento dei dazi sarà messo in campo un meccanismo con sanzioni pecuniarie fino al 6% del valore annuo delle merci importate dall’impresa nell’anno precedente.













