Storie Web venerdì, Giugno 19

Dal 1° luglio è attesa la piena operatività del contributo amministrativo di 2 euro connesso alle importazioni di pacchi di valore inferiore a 150 euro e Netcomm, l’associazione di riferimento del settore e-commerce in Italia, Federlogistica e Federdistribuzione chiedono fermamente di sospendere l’applicazione della misura fino all’entrata in vigore della commissione doganale europea. Il rischio da scongiurare, secondo le associazioni, è una «ulteriore perdita di competitività del mercato italiano a danno di imprese e consumatori».

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Rischio di doppia imposizione fino a 7 euro a spedizione

Per Netcomm, Federlogistica e Federdistribuzione la principale criticità legata a questa misura è che non è prevista l’eliminazione del contributo italiano all’entrata in vigore della riforma doganale Ue che dal 1° luglio 2026 introduce un dazio temporaneo di 3 euro per ogni prodotto in spedizioni sotto i 150 euro e, dal 1° novembre 2026, una commissione di gestione di 2 euro.

La somma totale pagata, come fanno notare le associazioni firmatarie, salirebbe a 7 euro considerando anche il contributo di 2 euro previsto dalla legge di Bilancio 2026. L’appello alle autorità è a intervenire in modo «coraggioso e tempestivo», data l’imminenza dell’entrata in vigore delle misure.

Roberto Liscia, presidente di Netcomm, pur ammettendo di aver apprezzato la disponibilità del Governo a posticipare di sei mesi la piena operatività del contributo, spiega che «il nodo politico e normativo resta irrisolto: a partire dal 1° luglio la misura italiana diventerà operativa senza alcuna garanzia di cessazione automatica nel momento in cui entrerà in vigore la disciplina europea». L’impatto dei contributi nazionale ed europei sommati, secondo Liscia, sarebbe «del tutto sproporzionato rispetto al valore del bene» e rappresenterebbe «una palese duplicazione degli oneri per il medesimo servizio amministrativo».

L’esperienza francese

Le associazioni, infatti, ritengono essenziale evitare che in Italia si riproponga lo scenario che si è delineato in Francia, dove, dopo l’introduzione di un provvedimento analogo con decorrenza dal 1° marzo 2026, circa il 90% delle spedizioni dirette nel Paese transita attraverso altri Stati Ue, con un gettito calato a 2 milioni di euro al mese a fronte dei 400 milioni inizialmente stimati su base annua.

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