La giustizia uruguayana si sarebbe messa in moto per indagare sulla regolarità degli spostamenti della coppia Minetti-Cipriani. Sinora nessuna comunicazione ufficiale ma secondo quanto pubblica ‘Cadena del mar’, la Procura avrebbe richiesto un esame approfondito dei registri di entrata e uscita del nucleo familiare dal Paese, concentrando l’esame sui controlli di transito internazionale, nonché su altri punti e mezzi di controllo delle frontiere. Allo stesso modo, fonti di polizia hanno fornito indizi preliminari che potrebbero indicare possibili incongruenze nei meccanismi di registrazione e identificazione dei passeggeri accompagnatori, il che permette di avviare un’indagine volta a determinare l’eventuale esistenza di irregolarità amministrative o procedurali.
Il bambino che poi venne adottato da Nicole Minetti ha vissuto per due anni, seppur a tempo parziale, con un’altra coppia di Maldonado che puntava alla sua adozione, poi negata dall’Inau (Istituto Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza). Lo rende noto la tv uruguayana Telenoche, che ha sentito la coppia, che smentirebbe dunque la tesi che il bambino non avesse alcuna famiglia disponibile ad adottarlo, eccezion fatta per la ex consigliera regionale lombarda. Questa seconda coppia afferma di aver avuto contatti con il bambino e di aver avviato la procedura di preadozione prima che l’Inau prendesse la sua decisione.
Insomma, quello che doveva essere l’ultimo capitolo della lunga parabola giudiziaria di Nicole Minetti si è trasformato in un terremoto istituzionale che coinvolge il vertice della Repubblica. Il presidente Sergio Mattarella, attraverso l’ufficio stampa del Quirinale, ha chiesto formalmente al Ministero della Giustizia di riscontrare con “cortese urgenza” la fondatezza di quanto riportato da recenti inchieste giornalistiche in merito alla grazia concessa all’ex consigliera regionale lo scorso 18 febbraio. L’ex igienista dentale era stata graziata da Mattarella per via delle “gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore”, di cui non si sarebbe potuta prendere cura se avesse scontato la condanna.
Il Ministero della Giustizia ha già firmato l’autorizzazione per nuove “capillari verifiche”. Se dovesse emergere che la grazia è stata ottenuta tramite una falsa rappresentazione della realtà, si aprirebbe uno scenario giuridico inedito: la possibile revoca o nullità dell’atto di clemenza. Gli esiti delle prime ispezioni di via Arenula sono attesi entro le prossime 24 ore.
Verifica sull’autenticità sentenza di adozione in Uruguay
La procura Generale di Milano sta acquisendo in Uruguay, per verificarne la veridicità, la sentenza di adozione del figlio di Nicole Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani. L’accertamento è uno di quelli richiesti dal Ministero nel supplemento di indagine che si è reso necessario in seguito all’inchiesta giornalistica de Il Fatto Quotidiano. Quando venne presentata la richiesta di clemenza, nell’agosto scorso, l’atto dei giudici del Paese sudamericano poi recepito da quelli italiani era stato prodotto dai legali di Minetti.
Secondo quanto risulta alla Procura generale di Milano, a oggi, Nicole Minetti è incensurata all’estero e non risultano precedenti penali o indagini pendenti sull’ex igienista dentale. Gli accertamenti relativi alla veridicità della documentazione posta a sostegno della richiesta di grazia – su cui la Procura generale milanese, guidata da Francesca Nanni, e con il sostituto Gaetano Brusa, ha fornito parere favorevole – saranno estesi alla supposta presenza in Spagna (per delle feste) dell’ex consigliera regionale lombarda, oltre ad altri aspetti, già oggetto dell’inchiesta giornalistica, sulla sentenza di adozione di un minore e sulla villa-ranch di La Barra, in Uruguay, del compagno di Minetti.
Pg: “Accertamenti urgenti su fatti gravissimi, potremmo modificare parere”
La Procura Generale di Milano ha fatto partire “accertamenti” attraverso l’Interpol “a tutto campo e con urgenza”, “su fatti indicati gravissimi”, quelli riportati dall’inchiesta de Il Fatto Quotidiano. I magistrati vogliono avere informazioni e documenti anche dall’estero, come dall’Uruguay, “su tutte le persone” di cui si parla, anche la stessa ex igienista dentale e il compagno Giuseppe Cipriani, oltre alla documentazione del Tribunale uruguayano sulla causa per il minore (che la donna avrebbe assistito, motivazione sulla quale si è fatto leva per la richiesta di grazia). Lo hanno spiegato la pg Francesca Nanni e il sostituto pg Brusa. Al termine delle verifiche invieranno un parere al Ministero. Gli accertamenti disposti con urgenza, in linea teorica e quando saranno definiti il più presto possibile, “potrebbero portare ad una modifica del nostro parere”, che prima era stato positivo, ha chiarito la procuratrice generale Nanni.
Pg Milano: “Abbiamo la coscienza a posto”
“Abbiamo agito sulla base della delega del Ministero, delega classica attivata in casi simili. Non ci interessa ciò che dicono di noi, abbiamo la nostra coscienza e sappiamo cosa fare e abbiamo fatto gli accertamenti. Il Ministero li ha ritenuti idonei per il proprio parere e la Presidenza della Repubblica li ha ritenuti sufficienti. Ora l’interesse di tutti è chiarire i fatti indicati” hanno spiegato ancora la procuratrice generale ai giornalisti.
La Procura Generale di Milano, qualora l’istanza di grazia di Nicole Minetti si rivelasse fondata su elementi incongruenti e non veritieri, trasmetterà gli atti alla Procura per l’apertura di una indagine a carico dell’igienista dentale: si apprende da ambienti giudiziari milanesi. Tra gli accertamenti delegati all’Interpol, ci sono anche quelli che riguardano il periodo in cu Minetti avrebbe soggiornato a Ibiza. Da quanto si è saputo, vista l’urgenza, il sostituto procuratore generale Gaetano Brusa avrebbe chiesto di essere informato anche in caso di esiti parziali degli accertamenti.
“È doveroso, da magistrato, controllare tutto. È la prima volta che mi accade una cosa del genere in 40 anni di lavoro e non mi va di pensare di essere stato preso in giro, né voglio sentirmi dire che ho fatto indagini lacunose” commenta oggi Gaetano Brusa. Che precisa: “Sono pronto a cambiare il mio parere dall’oggi al domani” – se emergessero elementi contrari a quelli fin qui raccolti. E conclude: “Voglio andare fino in fondo, con il limite del procedimento di grazia”, ossia il “tema umanitario” legato all’adozione e all’assistenza del minore malato, e “alla personalità della Minetti”, legato a un vero cambio di vita rispetto alla sua vecchia immagine.
L’azienda ospedaliera di Padova: “Mai curato il bimbo”
Il professor Luca Denaro, direttore dell’Uoc Neurochirurgia Pediatrica e Funzionale dell’Azienda Ospedale Università Padova, “ribadisce di non aver mai avuto contatti con la signora Nicole Minetti e conferma di non aver mai avuto in cura il bambino”, riferisce una nota dell’Azienda ospedaliera universitaria di Padova. Il nome di Denaro figura nella ricostruzione giornalistica circa il percorso che ha portato alla concessione della grazia presidenziale.
Attivata con massima urgenza anche l’Interpol
“Di concerto con il procuratore generale siamo già attivati per le verifiche, dalle forze nostre di polizia a quelle dell’Interpol, con massima urgenza. Andremo avanti finché non troviamo tutti gli elementi, positivi o negativi. Ripeteremo accertamenti anche in Italia sull’autenticità di documenti sanitari ed altro. Tutte le circostanze sono oggetto di accertamento: dalle modalità di adozione all’estero alla morte del legale della madre biologica del bimbo. Se incontreremo ostacoli, faremo un passo successivo per una rogatoria” specifica il sostituto procuratore della Corte d’Appello di Milano, Gaetano Brusa.
L’inchiesta: dal ranch in Uruguay al mistero del bambino
Il caso è esploso sabato 25 aprile, quando Il Fatto Quotidiano ha pubblicato una serie di servizi che mettono in dubbio le motivazioni umanitarie alla base del provvedimento di clemenza. Secondo il quotidiano: Minetti avrebbe gestito a Maldonado una villa e uno yacht per conto del compagno Giuseppe Cipriani, organizzando serate con escort e ospiti internazionali. La grazia sarebbe stata concessa per permettere alla Minetti di accudire un bambino presentato come “abbandonato” e bisognoso di cure specialistiche. L’inchiesta sostiene invece che i genitori biologici siano vivi, sebbene poveri, e che la madre sia misteriosamente scomparsa proprio nel febbraio 2026. Viene citata la morte sospetta (carbonizzata) dell’avvocata che difendeva la madre biologica del minore, avvenuta dopo che la Minetti e Cipriani avevano ottenuto l’affidamento del bambino tramite una causa legale nel 2023.
Le frasi di Ranucci sulla presenza di Nordio in Uruguay, la Rai invia una lettera di richiamo al conduttore di Report
La Rai ha inviato a Sigfrido Ranucci – a quanto apprende l’ANSA – una lettera di richiamo per le dichiarazioni rese dal giornalista nell’ultima puntata di È sempre Cartabianca, su Rete4, sul ministro della Giustizia Carlo Nordio. Ospite del programma di Bianca Berlinguer, Ranucci aveva parlato di una testimonianza raccolta secondo la quale il guardasigilli sarebbe stato ospite del ranch di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, in Uruguay.
La Rai, nella lettera, contesta al conduttore di Report di aver diffuso una notizia non verificata come da lui stesso ammesso. Inoltre Ranucci, secondo l’azienda del servizio pubblico, era autorizzato esclusivamente a presentare il suo libro e non a partecipare a discussioni di attualità in una trasmissione concorrente. Infine nella lettera si precisa che non verrà fornita alcuna tutela legale qualora il ministro dovesse adire le vie legali.
Secondo la Rai – si apprende ancora – i propri dipendenti devono rispettare i principi del servizio pubblico anche quando si esprimono al di fuori delle trasmissioni aziendali. Per questo, contesta al conduttore la diffusione di una notizia non verificata, a prescindere dal fatto che possa in futuro eventualmente rivelarsi vera. Di conseguenza, l’azienda non intende offrire copertura legale, come invece normalmente fa per le inchieste che vanno in onda su Report, qualora il ministro Nordio dovesse dare seguito all’annuncio di un’iniziativa legale.
“Li chiamava mamma e papà”: la sentenza dall’Uruguay sull’adozione
Il minore “era stato abbandonato” e per questo è stata “accolta la domanda” di adozione, dichiarando il bambino “definitivamente separato dai genitori”, con “la decadenza della potestà genitoriale”. È quanto scritto nella sentenza del 15 febbraio 2023 emessa dal tribunale di Maldonado sul bimbo adottato da Nicole Minetti, riportata da Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano e Repubblica. Nelle motivazioni si legge che “i genitori hanno abbandonato il bambino al momento della sua nascita e non si sono presentati all’Inau per avere notizie di lui”. Per questo, “si è deciso di collocarlo presso l’Inau”, valutando la situazione “d’eccezione” a causa della malattia del piccolo e per consentire alle famiglie di “presentare domanda di adozione senza dover seguire l’ordine di priorità”.
Nel frattempo, da un rapporto, si fa riferimento al minore che “chiede di vederli (Minetti e Cipriani)”, così il legame si “rafforza nel mese di marzo 2020 quando formalizzano la domanda di adozione e nell’aprile 2021 diventano la famiglia adottiva”. Si specifica anche che i richiedenti “convivono da più di cinque anni” e “entrambi hanno un lavoro stabile”. Il minore “è stato integrato” e li chiama “mamma e papà”. Dagli atti emergono i viaggi (in Usa e Spagna) “con lo scopo di fare valutare la sua malattia”. Nel mentre si attesta la notifica della procedura ai genitori biologici (“con atto notificato personalmente al genitore assente al processo”). Il bambino risulta “felice” e “non ha memoria alcuna sulla sua famiglia di origine”, la figura della Minetti “è il suo punto di riferimento”.
Gli specialisti dicono di aver “frequentato la casa del piccolo” e di aver trovato un “ambiente favorevole per lui e che ha una famiglia, anche se non è originaria”. Quanto alle condizioni di salute, il minore “è stato operato all’estero (Boston)” e “l’intervento è andato bene”. “Vi sono chiari motivi per raccogliere la domanda perché il legame con i genitori è inesistente, in nome dell’interesse del minore”, conclude la sentenza del tribunale di Maldonado.
La difesa del Colle: “Ci siamo fidati dei documenti”
Dal Quirinale filtrano precisazioni importanti: il capo dello Stato non dispone di strumenti autonomi d’indagine. La decisione si è fondata esclusivamente sul parere favorevole del Ministro della Giustizia e sulla documentazione fornita da via Arenula, che descriveva un quadro clinico e familiare critico. Secondo la sentenza 200/2006 della Corte Costituzionale, l’istruttoria spetta infatti interamente al Ministero. Il sostituto procuratore Brusa ha confermato all’ANSA che a fine 2025 “il quadro era completo e non emergevano anomalie”, basandosi sui riscontri sanitari effettuati dai Carabinieri.
La replica di Nicole Minetti
L’ex consigliera lombarda, intanto, non ci sta e affida ai suoi legali una nota durissima. Le informazioni sono definite “prive di fondamento e gravemente lesive”. È stata annunciata una formale diffida contro la testata giornalistica e l’avvio di azioni legali nelle sedi competenti per tutelare la privacy della famiglia e dei minori coinvolti. La grazia era intervenuta a estinguere il residuo di un cumulo pene totale di 3 anni e 11 mesi:
2 anni e 10 mesi (Ruby-bis) per favoreggiamento della prostituzione, legato alla gestione degli alloggi di via Olgettina, ai pagamenti delle ragazze e al celebre affidamento della minorenne Ruby Rubacuori, la notte del 27 maggio 2010. 1 anno e 1 mese (Rimborsopoli) per peculato, a causa dell’uso improprio di fondi pubblici della Regione Lombardia per spese personali.
Karima Al Mahrough al processo Ruby Ter 3 (Ansa)












