
Quando si accenderanno i riflettori su Milano Cortina 2026, lo spettacolo sportivo di Milano Cortina 2026 poggia su un palcoscenico invisibile ma determinante quanto la neve o il ghiaccio: un’infrastruttura di rete che si preannuncia come la più complessa nella storia dei Giochi Invernali. Hewlett Packard Enterprise (HPE), partner tecnologico dell’evento, ha il compito di costruire insieme ad altri partner quelle che i suoi manager definiscono le “fondamenta digitali” della manifestazione, una sfida ingegneristica che travalica la semplice connettività per entrare nel territorio della gestione predittiva dei dati e della sicurezza integrata. Nel corso di un evento riservato a giornalisti i manager di Hpe hanno spiegato che la complessità del progetto deriva innanzitutto dalla geografia. A differenza delle edizioni passate, concentrate spesso in cluster circoscritti, Milano Cortina 2026 è l’edizione più geograficamente distribuita di sempre. L’infrastruttura dove coprire un’area di oltre 22.000 chilometri quadrati, estendendosi su tre diverse regioni — Lombardia, Trentino e Veneto — e connettere più di 40 siti operativi e oltre 15 sedi di gara, dalle aree metropolitane alle vette alpine. Stefano Andreucci, Senior Sales Director e figura chiave del team tecnico di HPE per i Giochi, ha sottolinea come questa frammentazione comporti variabili ambientali critiche: la rete deve garantire le stesse prestazioni in un palazzetto cittadino e su una pista da sci esposta a condizioni meteorologiche estreme e mutevoli.
Per gestire uno scenario simile, l’approccio tradizionale non basta più. Rami Rahim, presidente e responsabile del business networking di Hpe (e precedentemente CEO di Juniper Networks), è categorico su questo punto: le reti legacy, quelle costruite solo su parametri di velocità e larghezza di banda, non sono più adeguate all’era dell’intelligenza artificiale. «Una rete che risulta “accesa” non è necessariamente una rete che funziona bene», spiega Rahim. «Solo perché gli access point e i router hanno una luce verde, non significa che gli spettatori, gli atleti o i media stiano vivendo una buona esperienza».
La risposta di HPE a questa sfida è la “Self-Driving Network”, una rete a guida autonoma capace di auto-configurarsi, auto-ottimizzarsi e, soprattutto, auto-ripararsi. L’obiettivo dichiarato è ridurre i ticket di assistenza praticamente a zero. Questo cambio di paradigma è reso possibile dalla piattaforma HPE GreenLake e dall’integrazione nativa dell’intelligenza artificiale. Andreucci illustra come il sistema utilizzi un’interfaccia conversazionale chiamata Marvis, basata su Large Language Models, che permette agli operatori IT di dialogare con la rete come se fosse un collega. Invece di analizzare codici complessi, un tecnico può semplicemente chiedere al sistema «Qual è la user experience nell’arena di pattinaggio?» e ottenere un’analisi immediata basata sui dati storici e in tempo reale di quello specifico utente o luogo.
La necessità di un sistema autonomo diventa evidente se si considerano i numeri dei dispositivi coinvolti. Si prevede che oltre un milione di device si collegheranno quotidianamente alla rete, ma non si tratta solo di smartphone di tifosi e giornalisti. Una parte cruciale del traffico sarà generata dall’Internet of Things (IoT): cronometri, sensori biometrici, telecamere e strumenti di misurazione. Rahim offre una prospettiva illuminante su questo aspetto: «Pensate a tutti i dispositivi IoT connessi. Loro non hanno la capacità di lamentarsi, non possono dire “il Wi-Fi fa schifo” se la rete non performa». È qui che l’AI diventa indispensabile, monitorando proattivamente la “felicità” digitale di ogni dispositivo connesso prima che un disservizio possa impattare sulla gara o sulla trasmissione globale.
Sul fronte dell’hardware, il dispiegamento di forze è massiccio. Per coprire la vastità del territorio, HPE installerà circa 1.900 access point wireless, oltre 1.500 switch e una spina dorsale composta da più di 70 router universali Juniper MX e 2.000 session router. Tuttavia, in un evento di risonanza globale, la potenza di calcolo è nulla senza il controllo. La sicurezza è stata progettata secondo il modello “Zero Trust”, dove nessuna entità all’interno o all’esterno della rete è considerata affidabile a priori. Andreucci precisa che la sicurezza non è un livello aggiunto a posteriori, ma è integrata in ogni strato dell’infrastruttura, con 1.450 firewall SRX dispiegati per proteggere i dati sensibili degli atleti, i feed dei media e le informazioni logistiche da minacce informatiche sempre più sofisticate.












