Il nodo della “segregazione professionale”
Una criticità strutturale, viene me in evidenza nel report, è la “segregazione professionale”: l’80% degli occupati nati all’estero è concentrato nel segmento secondario del mercato del lavoro (dati OIL 2025). Il 26% è impiegato in occupazioni elementari, contro il 7,6% dei nati in Italia; tra gli impiegati, le incidenze sono del 13,7% e del 4,7%. Nei profili manageriali e professionali ad alta qualificazione, la quota scende al 7,5% per i nati all’estero, contro il 21,5% degli italiani. Nel 2024, le nuove attivazioni che hanno interessato lavoratori stranieri si concentrano soprattutto in agricoltura (44,1%), costruzioni (35,8%), industria (24,8%), commercio e riparazioni (15,4%) e servizi (15,0%), con una netta prevalenza di occupazioni a bassa qualificazione. I 30.748 tirocini extracurriculari attivati mostrano solo segnali marginali di cambiamento, con una differenziazione tra cittadini UE, più presenti anche in profili qualificati, ed extra-UE, concentrati nelle professioni meno qualificate.
… e quello dei salari
Questo modello di inserimento, viene messo in evidenza nel documento, limita l’attrattività del Paese per immigrati più istruiti e favorisce una “selezione negativa” dei flussi. La concentrazione nei settori a bassa produttività si riflette in forti penalizzazioni salariali: nel 2024 la retribuzione media annua dei lavoratori non comunitari è inferiore del 30,4% a quella complessiva (17.015 euro contro 24.449), con divari più ampi nei contratti a tempo indeterminato e solo parzialmente ridotti in quelli a termine (dati Inps). Anche quando le retribuzioni risultano leggermente superiori alla media, come nel lavoro domestico e agricolo, i livelli restano molto bassi. In termini di salari orari mediani, il divario raggiunge il 26,3% ed è più marcato per le donne.Ne deriva un’elevata incidenza della povertà assoluta tra le famiglie straniere: nel 2024 riguarda il 35,2% dei nuclei di soli stranieri, contro il 6,2% di quelli di soli italiani; il 17,9% delle famiglie straniere sperimenta insicurezza alimentare e il 40,5% dei nuclei con minori è in povertà assoluta. Gli stranieri risultano penalizzati anche nella mobilità economica: tra il 2011 e il 2022 solo il 25% ha migliorato la propria condizione reddituale, contro il 41% dei naturalizzati e il 51% degli italiani. Nel complesso, sottolinea Fondazione ISMU ETS, emerge il rischio di una condizione di svantaggio strutturale destinata a consolidarsi e a trasmettersi alle nuove generazioni.
Sono 930mila gli alunni con cittadinanza non italiana nel sistema scolastico
Fondazione ISMU ETS stima che siano circa 930mila gli alunni con cittadinanza non italiana iscritti dalle scuole dell’infanzia a quelle secondarie di secondo grado. L’incidenza percentuale sul totale della popolazione scolastica ha raggiunto l’11,6%, passando in vent’anni dal 3,5% a quasi 12 studenti non italiani ogni 100. Il 51,7% del totale è rappresentato da maschi, il restante 48,3% da femmine.
Lombardia ed Emilia-Romagna le regioni con più studenti stranieri
La maggioranza degli alunni con cittadinanza non italiana è concentrata nelle regioni settentrionali che, complessivamente, accolgono oltre il 60% del totale (Nord Ovest 38,3%, Nord Est 25,7%), seguite dal Centro (22,1%) e dal Mezzogiorno. La Lombardia si conferma – come sempre – la prima regione per numerosità assoluta (circa 236 mila alunni, pari al 26% del totale nazionale), seguita da Emilia-Romagna (112.839 presenze), Veneto (94.669), Lazio (80.051) e Piemonte (78.256). A livello provinciale e metropolitano, Milano mantiene il primato per numero di studenti con cittadinanza non italiana (79.039), seguita da Roma (63.782), Torino (39.465) e Brescia (32.747). Negli ultimi quattro anni scolastici, gli incrementi più rilevanti si registrano proprio in Lombardia (+15mila studenti stranieri) ed Emilia-Romagna (+8mila) e, tra le città, a Roma (+4.300). Se poi si considerano i minori stranieri non accompagnati (MSNA), Milano rimane la prima città per presenze (oltre mille), ma anche in Sicilia e in particolare a Catania (745) i numeri sono molto elevati, seguite da Roma (685). Gli studenti con cittadinanza non italiana provengono da quasi 200 Paesi. Circa il 43% ha origini europee (con la prevalenza di Romania, Albania, Ucraina, Moldova), il 32% è di origine africana (Marocco, Egitto, Tunisia, Nigeria, Senegal), circa il 20% di provenienza asiatica (Cina, India, Filippine, Pakistan, Bangladesh) e l’8,5% di origine latino-americana (Perù, Ecuador).











