Non c’è solo Ceuta con le tragiche immagini delle migliaia di migranti che nuotano per raggiungere le coste della città autonoma spagnola, situata sul suolo nordafricano. Più vicino a noi, sulle coste della Francia settentrionale – con lo sguardo rivolto oltre la Manica verso l’Inghilterra – i richiedenti asilo affrontano traversate altrettanto pericolose per raggiungere la Gran Bretagna e lo fanno con giubbotti di salvataggio di scarsa qualità e poco sicuri, comprati in blocco dai negozi della catena Decathlon nelle città francesi di Calais e Dunkerque per 17,99 euro l’uno (15,40 sterline). Lo rivela un’inchiesta del Daily Mail, secondo la quale i negozi di articoli sportivi di questa parte di costa francese sono diventati veri e propri snodi cruciali per le attività delle bande che organizzano il traffico di esseri umani verso la Gran Bretagna. Ma questo, sottolinea il quotidiano britannico, è solo l’ultimo anello di una vasta catena di approvvigionamento internazionale – che arriva fino alla Cina – la quale trae profitto dalla disperazione, dalla miseria e dalla sofferenza dei migranti.
Traversate verso il Regno Unito
Un tratto di circa 120 miglia della costa francese settentrionale, da Dunkerque a Dieppe, è diventato un punto di partenza per piccole imbarcazioni dirette in Gran Bretagna sin dallo scoppio della crisi migratoria europea nel 2015. Nell’area sono sorti grandi accampamenti di richiedenti asilo, dove le persone in fuga da violenze e persecuzioni attendono il momento propizio per affrontare la pericolosa traversata della Manica verso il Regno Unito. Costretti ad attendere a tempo indeterminato una traversata per la quale hanno probabilmente pagato cifre esorbitanti ai trafficanti, i migranti devono spesso farsi trovare pronti a partire da un momento all’altro. Per farlo, sembrano rivolgersi – un po’ a sorpresa – alla catena di articoli sportivi Decathlon.
Giubbotti portati nei sacchi della spazzatura
Il Daily Mail racconta di aver osservato nella città di Dunkerque uomini, donne e bambini che si spostano dagli accampamenti e con l’autobus raggiungono il vicino store Decathlon. All’esterno dell’ingresso principale del negozio, la giornalista autrice dell’inchiesta, Sophie Carlin, ha parlato con altri due uomini che avevano appena acquistato una dozzina di giubbotti di salvataggio ciascuno, sistemandoli poi in sacchi grigi della spazzatura. I due, originari dell’Iraq, hanno preferito mantenere l’anonimato per timore di ripercussioni da parte del governo britannico, confermando però che avrebbero utilizzato i giubbotti per raggiungere il Regno Unito a bordo di una piccola imbarcazione.
