Frammentazione e crisi climatica
L’apicoltura, spiega il responsabile Ambiente di Coldiretti Stefano Masini, «è un settore complesso perché riguarda l’allevamento di animali nomadi all’aperto, e quindi più esposto alle implicazioni del clima, ma che allo stesso tempo svolge la funzione positiva di agente impollinatore delle nostre straordinarie produzioni. È un tema che va letto nella sua complessità: produrre miele non è soltanto una professione, degli 80mila apicoltori in Italia solo uno su tre è un agricoltore professionale, questo comporta una minor propensione agli investimenti aziendali in termini tecnologici e una minore attenzione a molti aspetti legati alla e sicurezza, vedi la diffusione della varroa negli anni ‘80».
Ora la crisi climatica, aggiunge ancora Masini, «rischia non solo di provocare danni alla produzione ma diventa anche un fattore di diffusione delle patologie. Come in altri settori assistiamo alla diffusione di patologie che prima non colpivano ma oggi rendono vulnerabili le nostre produzioni: parassiti, batteri, virus. Le api sciamano e questo facilita la diffusione delle malattie. Perciò gli alveari necessitano di un monitoraggio sempre più attento e di competenze che vanno riconosciute agli operatori. Per arrivare al tema di fondo: serve un sistema unico in Europa di anagrafe e dati, come quello che abbiamo in Italia.
Pericolo frodi
Infine c’è il tema delle frodi: «Il miele ha un valore, è un prodotto remunerativo e diventa un’occasione di indebito arricchimento con l’utilizzo di sciroppi o sostanze zuccherine per aumentare il volume della miscela adulterando il prodotto. Questo – conclude Masini – è anche legato alla mancanza di metodi di analisi ufficiali; non è facile, nonostante l’impegno. Come, ad esempio, su una pratica che nasce non come frode ma di trattamento del prodotto: se riscaldo il miele ne modifico le caratteristiche naturali, riscaldato male, troppo a lungo o con troppa intensità si eliminano alcuni enzimi e caratteristiche nutrizionali; andrebbe costruito un protocollo distinguendo i diversi tipi di miele».
Acacia, eucalipto, millefiori, tiglio, rododendro, castagno, agrumi, mieli di bosco e di alta montagna… l’Italia si distingue per la straordinaria biodiversità dei mieli, con oltre 60 varietà, dalle Dop come il Miele della Lunigiana, delle Dolomiti Bellunesi e il Miele Varesino, fino ad arrivare alle produzioni affinate in barrique o aromatizzate.












