Cinque anni dopo il lancio della European Strategy for Data, il bilancio è fatto di progressi normativi significativi e ritardi nell’implementazione. L’Unione Europea ha costruito un’architettura regolamentare ambiziosa, composta da Data Governance Act, Data Act, Data Spaces settoriali, ma la trasformazione di queste norme in infrastrutture operative e flussi di dati effettivi procede più lentamente del previsto. Alla fine il mercato unico del dato si rivela un cantiere aperto.
La strategia europea sui dati, presentata dalla Commissione nel febbraio 2020, puntava a creare uno spazio comune in cui i dati potessero circolare liberamente tra settori e Stati membri, nel rispetto di regole condivise su accesso, portabilità e governance. L’obiettivo dichiarato: fare dell’Europa un leader nell’economia dei dati, riducendo la dipendenza dalle piattaforme extraeuropee e valorizzando il patrimonio informativo di imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini.
Il primo pilastro normativo è il Data Governance Act, in vigore dal settembre 2023. Il regolamento disciplina il riutilizzo di categorie specifiche di dati detenuti da enti pubblici — dati protetti da diritti di terzi, segreti commerciali, dati personali — e introduce la figura degli intermediari dei dati, soggetti neutrali che facilitano la condivisione senza appropriarsi del valore economico delle informazioni. Il Dga crea anche il framework per le organizzazioni di altruismo dei dati, che raccolgono dati messi volontariamente a disposizione per finalità di interesse generale.
Il secondo pilastro è il Data Act, applicabile dallo scorso settembre. Il regolamento interviene su un nodo cruciale: l’accesso ai dati generati da prodotti connessi e servizi correlati. Stabilisce che gli utenti – persone fisiche o imprese – hanno diritto di accedere ai dati generati dall’uso dei loro dispositivi IoT e di condividerli con terze parti. Il Data Act regola anche i rapporti contrattuali B2B per la condivisione dei dati, introduce misure contro le clausole abusive e disciplina il passaggio tra fornitori di servizi cloud.
Accanto ai regolamenti orizzontali, la strategia prevede la creazione di Data Spaces settoriali: spazi comuni europei per la condivisione dei dati in ambiti specifici, dalla salute alla mobilità, dall’energia all’agricoltura, dalla finanza alla manifattura fino a pubblica amministrazione, istruzione e turismo. L’idea è che ogni settore sviluppi regole tecniche e di governance adatte alle proprie specificità, costruendo infrastrutture interoperabili che permettano lo scambio di dati tra operatori di diversi Stati membri.
