Storie Web domenica, Ottobre 4

Il mercato del lavoro è in crescita, l’occupazione ha raggiunto il massimo storico (24,4 milioni) e anche il tasso di disoccupazione (15-74 anni) è al 5,6%; allo stesso tempo il tasso di partecipazione ha raggiunto il 67,0 per cento nel secondo trimestre 2026 tornando a risalire dopo alcuni trimestri di sostanziale stazionarietà (+0,5 punti percentuali rispetto al primo trimestre). Tuttavia nonostante i progressi conseguiti negli ultimi anni, permane un nutrito bacino di persone (circa 4 milioni) che, pur gravitando intorno al mercato del lavoro, non riescono ad entrarvi (le cosiddette forze di lavoro potenziali).

I dati

A scriverlo è il Documento programmatico di finanza pubblica. I tassi di inattività rimangono particolarmente elevati tra le donne e i giovani nella classe 15-24 anni (rispettivamente 41,3 e 78,4 per cento), collocandosi ancora ben al di sopra della media europea (28,4 e 59,6 per cento). Nel secondo trimestre del 2026 l’indicatore di labour market slack (LMS), sceso in misura significativa dal 2021 ma in lieve risalita nell’ultimo trimestre, era pari al 14,3 per cento delle forze di lavoro estese, 3,3 punti percentuali al di sopra della media dell’Unione europea. Il dato, scrive il Dpfp, «segnala l’esistenza di una riserva di lavoro inutilizzata in grado di sostenere la partecipazione e la crescita potenziale».

I lavoratori potenziali

Ma qual’è questa riserva di lavoro potenziale? Parliamo di disoccupati, ma anche di lavoratori part-time sottoccupati, di forze di lavoro potenziali, vale a dire individui che cercano un impiego ma non sono immediatamente disponibili (attivi non disponibili) e quelli che, pur non cercandolo, sarebbero disponibili a lavorare (inattivi disponibili). Dopo essere rimasto per oltre un decennio sopra il 20 per cento, a metà 2026 lo slack (così si chiama tra gli esperti il fenomeno) è sceso al 14,4 per cento delle forze di lavoro estese (somma di forze di lavoro e forze di lavoro potenziali), un livello tuttavia ancora superiore alla media Ue (11,8 per cento). Il divario riflette soprattutto l’elevata incidenza degli inattivi disponibili sulle forze di lavoro estese (7,2 per cento contro il 2,6 nell’Ue); più contenuto il peso dei sottoccupati part-time (1,6 per cento) e degli attivi non disponibili (0,2 per cento), peraltro inferiori alla media Ue (rispettivamente: 2,4 per cento e 0,9 per cento).

La platea

In termini assoluti, in concomitanza con la crescita dell’occupazione nel periodo post-pandemico, lo slack è sceso a 4,0 milioni di persone nel secondo trimestre 2026, circa la metà del picco del 2014 (oltre 7,9 milioni) e un valore attualmente in linea con quello della Spagna e inferiore a quello della Francia. La componente principale è costituita dagli inattivi disponibili (circa 2,0 milioni), seguiti dai disoccupati (1,49 milioni).

Donne e giovani

Lo slack resta disomogeneo per composizione e si concentra nei gruppi con minore partecipazione al mercato del lavoro, ovvero donne e giovani. Tale eterogeneità riguarda soprattutto gli inattivi disponibili. Tra questi prevalgono le donne, che, nonostante la tendenza decrescente dell’ultimo decennio, rappresentano ancora circa il 55 per cento del totale (con una riduzione di circa 7 punti percentuali dal 2010); in termini di incidenza, gli inattivi disponibili corrispondono all’8,0 per cento delle forze di lavoro estese per le donne, contro il 5,7 per cento per gli uomini. Sotto il profilo anagrafico, la maggioranza si concentra nella fascia 25-54 anni (64 per cento, dal picco del 66,7 per cento nel 2021), mentre i 15-24enni e i 55-74enni pesano rispettivamente per il 16 e il 19 per cento.

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