Se ne parla di più, ma non abbastanza da chiedere aiuto. La menopausa è sempre meno un tabù, eppure continua a essere una fase della vita in cui molte donne tendono a minimizzare i sintomi, a considerarli inevitabili e a conviverci in silenzio. Il problema è che ciò che viene percepito come normale non sempre è privo di conseguenze: dalle vampate ai disturbi del sonno, fino ai cambiamenti che possono influenzare la salute nel lungo periodo, la menopausa richiede più informazione, ascolto e consapevolezza.
E i dati emersi da una recente ricerca realizzata da AstraRicerche evidenziano proprio questa contraddizione: il 70,6% delle intervistate ritiene che oggi se ne parli più apertamente rispetto al passato, ma il 65,2% considera ancora insufficiente il livello di conversazione sul tema. Inoltre, il 26,8% non ha mai affrontato l’argomento con un medico e, tra le donne che riferiscono disturbi, il 30,8% non ne ha discusso con un professionista sanitario.
Completare il cambiamento culturale
Sono dati che ci invitano ad una riflessione: il cambiamento culturale è iniziato, ma non è ancora completo. La menopausa è diventata più visibile, senza essere necessariamente riconosciuta in tutta la sua complessità. Quasi la metà delle intervistate ha fatto almeno qualcosa per nascondere la menopausa, dal celare i disturbi (38,1%) al nascondere una vampata quando si trovava con altre persone (21,1%).
Il primo ostacolo è considerare i sintomi inevitabili. La menopausa è una fase naturale della vita, ma questo non significa che ogni manifestazione debba essere accettata come inevitabile o che non meriti attenzione. Quando vampate, insonnia e sbalzi d’umore vengono considerati una conseguenza normale dell’età, sintomi che possono avere un impatto concreto sulla quotidianità, il rischio è che le donne rinuncino a chiedere aiuto e a valutare le possibilità disponibili per stare meglio. Anche il lavoro può risentirne: il 32% delle lavoratrici con vampate moderate o severe quotidiane riferisce giornate in cui rende meno, mentre il 56% di chi dorme male almeno quattro notti alla settimana fatica a concentrarsi. E
Stili di vita e opzioni terapeutiche
Non esiste, tuttavia, una sola menopausa e non esiste una risposta valida per tutte. Accanto agli interventi sullo stile di vita, sono disponibili opzioni terapeutiche ormonali e non ormonali, da valutare con il medico in base ai sintomi, alla storia clinica, alle eventuali controindicazioni e alle preferenze individuali. Da pochi mesi è disponibile una nuova terapia non ormonale, elinzanetant, che amplia il panorama delle opzioni oggi a disposizione, offrendo una soluzione innovativa per una gestione sempre più personalizzata dei sintomi. Un passo avanti importante, soprattutto per le donne che non possono o non desiderano ricorrere ai trattamenti ormonali. L’obiettivo non è medicalizzare una fase naturale della vita, ma evitare che una donna debba rassegnarsi a convivere con disturbi che incidono sul suo benessere.
