Luci accese fino a tardi a Palazzo Chigi, dove Giorgia Meloni rimane concentrata sui dossier più urgenti, a partire dal contrasto al caro energia. Mentre i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini blindano pubblicamente la tenuta della legislatura smentendo l’ipotesi di elezioni anticipate, la Premier lavora a fari spenti su misure “incisive” attese dopo Pasqua, confrontandosi strettamente con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Il clima nella maggioranza resta tuttavia sospeso dopo la battuta d’arresto dei referendum sulla giustizia. Il centrodestra riflette sulle ragioni del mancato quorum e valuta di rilanciare la riforma della responsabilità civile dei magistrati per via parlamentare. Nel frattempo, il Guardasigilli Carlo Nordio prepara il punto con i sottosegretari per definire la linea dei prossimi mesi, in un dicastero che attende ancora di capire a chi saranno affidate le deleghe lasciate da Andrea Delmastro.
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni (Ansa)
Il vero rebus resta però la composizione della squadra di governo. Meloni punta a evitare un vero e proprio “rimpasto bis”, preferendo innesti mirati per coprire le caselle vacanti, a partire dal Turismo dopo l’uscita di Daniela Santanchè. Tra i nomi che circolano con insistenza ci sono quelli dei “fedelissimi” Gianluca Caramanna e Salvo Sallemi, ma non si escludono mosse più audaci per riequilibrare i pesi tra i partiti e le aree geografiche.
Resta sullo sfondo l’ipotesi Luca Zaia: il Governatore del Veneto viene indicato da alcuni come possibile carta per sparigliare le carte, magari in un valzer di poltrone che coinvolgerebbe il ministero del Made in Italy. Un inserimento leghista che però dovrebbe fare i conti con le rivendicazioni di Forza Italia, intenzionata a far pesare il proprio consenso elettorale, che i sondaggi continuano a indicare superiore a quello del Carroccio nonostante i primi segnali di flessione per l’intera coalizione.













