La spiegazione ufficiale che arriva da Palazzo Chigi per il mancato decollo di Giorgia Meloni verso il Montenegro, dove era attesa insieme ad altri trenta leader al vertice straordinario Ue-Balcani, è un «ritardo devastante» sulla tabella di marcia. La premier, secondo la versione del suo staff, è rimasta bloccata a Reggio Calabria dal protrarsi delle celebrazioni per il 212° anniversario dell’Arma dei Carabinieri e ha preso parte alla presentazione di un francobollo in prefettura. Risultato? Impossibile raggiungere Tivat prima delle conclusioni del summit, fissate alle 15.30.

Un forfait che fa discutere

Ma il forfait, di cui Meloni ha informato personalmente il presidente montenegrino Jakov Milatović e il presidente del Consiglio europeo António Costa esprimendo il suo rammarico, fa discutere. Troppo evidente la rilevanza dell’appuntamento, dedicato all’esame dei progressi compiuti nel processo di adesione all’Unione (i candidati più vicini alla meta sono il Montenegro, nel 2028, e l’Albania, entro il 2030) ma anche all’Ucraina. Questioni tutt’altro che disgiunte: sia per il ruolo di cerniera tra Est e Ovest svolto dai sei Paesi balcanici sia per la discussione aperta sull’ingresso di Kiev nella Ue, che vede Francia e Germania spingere per accelerare e l’Italia ricordare la precedenza che spetta proprio ai Balcani occidentali. All’indomani dell’invito di Zelensky a Putin per un faccia a faccia, il vertice rappresentava insomma un momento prezioso di confronto tra i capi di Stato e di Governo europei, prima del Consiglio del 18-19 giugno a Bruxelles.

L’attivismo dell’asse E3

Ma non era certo passato inosservato a Roma l’attivismo recente del formato E3 a livello leader – Macron, Merz e Starmer – sollecitati dallo stesso Zelensky a lavorare a un piano per trattare con Mosca: i quattro si vedranno a Londra domani. Movimenti accolti con grande scetticismo da Meloni: a Palazzo Chigi nessuno è rimasto sorpreso dal no di Putin a Zelensky che si è materializzato ieri. Dal Governo ricordano inoltre che gli E3 sono quelli che presiedono la coalizione dei Volenterosi (convocata a Parigi il 14-15 luglio) collezionando per ora solo buchi nell’acqua e che senza un coinvolgimento degli Stati Uniti e la volontà dello zar di sedersi al tavolo è difficile immaginare una svolta.

Le tensioni sul nuovo Alto rappresentante per la Bosnia

Un altro dossier, che ha tenuto banco nei capannelli alla cena informale a Tivat di giovedì sera, ha contribuito ad alimentare il giallo dell’assenza di Meloni: la nomina del nuovo Alto rappresentante per la Bosnia-Erzegovina dopo il successore del tedesco Christian Schmidt. Gli Usa, con la sponda di Giappone e Turchia, sostengono l’ambasciatore italiano Antonio Zanardi Landi e non nascondono l’irritazione per «l’indecisione europea». Gli E3 alzano il muro: Germania e Regno Unito tifano per l’inviato speciale della Francia per i Balcani, René Troccaz.

Le opposizioni all’attacco

Per Roma sono tutte dietrologie, ma le opposizioni tornano ad accusare la premier di isolare l’Italia. «Unica assente, Meloni dice che ha fatto tardi con l’aereo», punge Matteo Renzi (Iv). «È arrabbiata perché Merz, Starmer e Macron viaggiano da soli. Non la considerano e fa l’offesa». Duro Giuseppe Conte (M5S): «Purtroppo con Meloni la “centralità” dell’Italia la vediamo solo in cartolina. Ma l’aereo lo guidava Salvini?». Dal Pd Filippo Sensi attacca: «Non ho capito perché la linea dell’Italia sia “avevo judo”. Male, malissimo. Fuori da tutto». Ironizza Angelo Bonelli (Avs): «Mamma ho perso l’aereo o, meglio, Europa ho perso l’aereo. Non è solo il noto film di Natale, ma ormai sembra diventata l’agenda della politica estera della presidente Meloni». E anche Riccardo Magi, +Europa, non risparmia critiche: «Meloni ormai sceglie l’Aventino e diserta i vertici, accampando scuse grottesche».

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