La spaccatura dei Ventisette sul tema Ets non fa sfondare al Consiglio europeo la proposta di Giorgia Meloni di una sospensione del meccanismo di scambio delle emissioni di CO2 sul termoelettrico. Ma i leader hanno lavorato a un quadro di riferimento per il breve termine, dunque prima della revisione del sistema annunciata dalla Commissione Ue per luglio, che consenta di affrontare le «specificità» dei singoli Stati membri. Risultato che la premier considera soddisfacente.
Meloni: «Confidente in un via libera della Commissione al decreto Bollette»
A queste misure «temporanee e mirate per far fronte ai recenti picchi dei prezzi dei combustibili fossili» si aggrappa Meloni, dopo la lettera con i nove Paesi (Est più Austria e Grecia) trasmessa due giorni fa. «Alla fine, dopo lunga discussione – ha riferito a mezzanotte al termine del vertice – siamo riusciti a far entrare nelle conclusioni del Consiglio la possibilità di dare vita a misure nazionali urgenti che riescano a mitigare l’impatto delle varie componenti nella formazione del prezzo dell’elettricità, Ets compreso, il che chiaramente ci consente, da lunedì, di lavorare con la Commissione sulla base del nostro decreto Bollette. Questo, per noi, era importantissimo». La premier ha aggiunto che «bisogna avviare chiaramente una trattativa, andare nei dettagli, ma sono confidente che si possa avere un via libera dalla Commissione». «Ci impegniamo a lavorare strettamente con il Governo italiano» sul decreto, ha confermato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen «in conformità alle linee guida emerse dalle conclusioni del Consiglio».
Il colloquio con Merz e De Wever
La linea di interventi urgenti per abbassare i prezzi dell’energia era stata perorata da Meloni durante il colloquio di ieri mattina con il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier belga Bart de Wever, con cui guida il gruppo di lavoro sulla competitività e con cui ha discusso, appunto, delle «possibili iniziative da adottare rapidamente per contenere la spinta dei prezzi dell’energia» causata dalla guerra in Iran. Il muro dei nordici e della Spagna, però, è rimasto intatto. Ha aiutato solo in parte l’apertura del presidente francese Emmanuel Macron: «Sull’Ets serve flessibilità, ma bisogna mantenere la struttura».
Per ora nessuna disponibilità Ue sul debito comune
A questa flessibilità guarda Roma, che dopo aver varato a sorpresa mercoledì il decreto legge con il taglio di 25 centesimi al litro delle accise sui carburanti a ridosso del voto al referendum sulla riforma della giustizia su cui la premier molto si sta spendendo (stasera tornerà in Tv per spingere il Sì, ospite di Enrico Mentana), punta a ottenere da Bruxelles il disco verde sul decreto Bollette con nuovi interventi a stretto giro. Esito che ritiene più utile dell’elasticità sugli aiuti di Stato pure evocata da Von der Leyen per «fornire un sollievo immediato sui prezzi dell’elettricità ai settori ad alta intensità energetica», ma difficile da utilizzare per Paesi ad alto debito come l’Italia e invece conveniente per gli Stati con maggiore spazio di bilancio come la Germania. Nessuna disponibilità è invece giunta, per ora, sull’emissione di debito comune, la strada scelta ai tempi del Covid.
Medio Oriente, l’appello alla de-escalation
Più in generale, sulla crisi in Medio Oriente, mentre la Bce e la Wto lanciano l’allarme sugli effetti economici, i Ventisette galleggiano intorno a quella che è la posizione italiana: senza mai citare né Stati Uniti né Israele, prendono atto che il conflitto minaccia la sicurezza regionale e globale, invocano una de-escalation e la protezione dei civili e delle infrastrutture e il pieno rispetto del diritto internazionale, condannando gli attacchi iraniani contro i Paesi dell’area.










