Il Consiglio dei Ministri ha formalizzato il passaggio di consegne che sposta l’asse del Ministero del Turismo direttamente sotto l’egida di Palazzo Chigi. Giorgia Meloni ha scelto la strada dell’interim, una soluzione di continuità che congela le ambizioni degli alleati e mette fine a mesi di assedio mediatico e giudiziario attorno alla figura di Daniela Santanchè. La decisione, arrivata dopo un rapido coordinamento con il Colle, riflette la volontà della Premier di gestire in prima persona un settore che pesa per oltre il 13% sul PIL nazionale, evitando che la casella vacante diventasse oggetto di mercanteggio politico tra i partiti della coalizione.
Daniela Santanchè (getty)
L’assunzione delle deleghe da parte della Presidente del Consiglio non è solo una scelta di emergenza, ma un segnale di “protezione” inviato agli operatori del settore. Con le dimissioni di Santanchè, rassegnate a seguito delle evoluzioni delle inchieste sulle sue società, il rischio di un vuoto decisionale a ridosso dei ponti primaverili e della stagione estiva era concreto. Mantenendo l’interim, Meloni garantisce la stabilità dei dossier aperti — dalla gestione dei fondi PNRR alla promozione del marchio Italia all’estero — senza dover negoziare una nuova nomina in un momento di fragilità per gli equilibri interni della maggioranza.
Sergio Mattarella, il Presidente della Repubblica ha firmato l’interim a Meloni (Rainews.it)
Sul piano politico, la mossa permette a Fratelli d’Italia di mantenere il controllo su un ministero chiave, respingendo le silenziose pressioni di Lega e Forza Italia per un rimpasto più ampio. Il messaggio inviato alle opposizioni, che da tempo invocavano il passo indietro della ministra, è quello di una chiusura ordinata della crisi: il governo non arretra, ma si riorganizza centralizzando il potere. Resta ora da capire quanto durerà questa gestione diretta e se, entro l’autunno, la Premier deciderà di individuare un profilo tecnico o politico a cui affidare stabilmente le chiavi del turismo italiano.












