
Non mancano però le difficoltà. Lontano dai centri specialistici «ci sono molti più margini di incertezza, perché l’accesso alla diagnostica è più difficile ed è più complesso richiedere consulenze». In soccorso arriva la tecnologia: «Avendo meno possibilità di agganciare esami di secondo livello si fa di necessità virtù e si cerca di sopperire con i mezzi a disposizione, come la telemedicina e la diagnostica a distanza». In alcune regioni, come l’Emilia-Romagna, i consulti con gli specialisti possono avvenire in tempo reale; in Sardegna, invece, «su questo fronte siamo molto indietro».
La giornata non finisce quando, alle 20, si chiude la porta dell’ambulatorio. Restano le pratiche burocratiche e il carico mentale del lavoro. «Ma non chiamatela missione — conclude Contu —: questa narrazione non è più corretta». Meglio definirla una scelta di vita e professionale.
Uno sguardo oltreconfine
La dimensione comunitaria emerge con forza anche in Spagna. Antonio García Navas, 57 anni, medico di famiglia e rappresentante dei medici di assistenza primaria presso il Collegio dei Medici di Cadice, ha lavorato sia in ambito urbano sia rurale. Dopo un’esperienza iniziale in città, ha scelto la medicina rurale nei primi anni Duemila, attratto da una maggiore continuità lavorativa. Oggi lavora a Paterna de Rivera, un comune di poco più di 5.500 abitanti, a circa 40 minuti di auto da Cadice.
«La grande differenza tra medicina urbana e rurale — spiega — è la componente comunitaria». Nelle aree rurali aumenta la longitudinalità dell’assistenza: si seguono i pazienti nel tempo, si fanno più visite domiciliari e si gestiscono direttamente molte emergenze. Diventano più evidenti anche i determinanti sociali della salute, dalla solitudine degli anziani alla disoccupazione giovanile.
Nel centro in cui lavora García Navas operano tre medici, con turni mattina e pomeriggio, notti in sede e un weekend al mese. La pediatria rurale è uno dei nodi critici: «Molti pediatri non vogliono lavorare a lungo in contesti isolati». Anche qui la tecnologia sta cambiando il lavoro: teleconsultazioni ed ecografi nei centri periferici permettono diagnosi prima impensabili. E nonostante tutto, «la soddisfazione professionale è spesso più alta rispetto alla medicina urbana».









