Storie Web giovedì, Aprile 9

Dall’estensione dell’Assegno unico alla proroga per le Asl per poter trattenere in servizio un medico di famiglia fino ai 72 anni. Sono le principali novità arrivate al decreto Pnrr, che è ancora all’esame del Parlamento ma che dovrà essere convertito in legge entro il 21 aprile.

Scadenze Pnrr

Partiamo dalle scadenze per il termine dei lavori sugli investimenti Pnrr, che si allineano al 30 giugno. L’ultima mossa è arrivata dalle riformulazioni degli emendamenti all’articolo 1 del decreto che, nella versione iniziale, avevano provato a spostare i termini al 31 luglio. Il tentativo avrebbe imposto una modifica al regolamento comunitario, e quindi un nuovo complesso negoziato con Bruxelles, improbabile per uno slittamento di un mese solo. La parola fine sulla querelle delle scadenze dovrebbe finalmente liberare le Linee guida sull’ultimo miglio del Pnrr, che sono state completate tre settimane fa dalla Struttura di missione di Palazzo Chigi e dalla Ragioneria generale (si veda «Il Sole 24 Ore» del 17 marzo) ma non sono mai state pubblicate ufficialmente per non andare in cortocircuito con gli emendamenti.

I medici di famiglia

Poi, viene prorogata di un anno, quindi fino al 31 dicembre 2027, la possibilità per le Aziende sanitarie locali di «trattenere in servizio, a richiesta degli interessati» dei medici convenzionati con il Servizio sanitario nazionale: si tratta soprattutto di medici di famiglia, pediatri e guardie mediche di cui c’è oggi una grande carenza.

L’Assegno unico

Inoltre, va avanti l’estensione dell’Assegno unico e universale. L’emendamento del governo, necessario anche per evitare una condanna da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea, allarga la platea ai lavoratori degli Stati dell’Ue non residenti in Italia e ai figli a carico residenti in un altro Stato. Il testo interviene sul decreto legislativo 29 dicembre 2021 n. 230, che tra i beneficiari esclude i lavoratori che non risiedono in Italia per almeno due anni o i cui figli non risiedono in Italia. È per questi requisiti che, nel 2024, la Commissione Ue ha deferito l’Italia alla Corte europea. Con l’estensione, secondo la relazione tecnica, si avrebbero 50mila nuovi beneficiari. La spesa prevista, così, sarebbe di 20 milioni di euro per i prossimi mesi del 2026 e salirebbe fino ai 36,2 milioni annui a decorrere dal 2035.

Le altre misure

Altra modifica approvata riguarda i comandi e i distacchi del personale delle società a controllo pubblico che continueranno a non poter superare la durata di un anno, ma potranno essere rinnovabili e utilizzabili fino al 31 dicembre 2027. L’intervento impatta sul testo unico delle società a partecipazione pubblica: la legge di Bilancio 2023 aveva già previsto un regime temporaneo con la durata di un anno e fino a dicembre 2026 per i comandi e i distacchi del personale delle società a controllo pubblico per l’attuazione del Pnrr. Inoltre, la struttura della presidenza del Consiglio competente per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale potrà prorogare non oltre il 31 dicembre 2026 gli incarichi conferiti agli esperti del Dipartimento per la digitalizzazione. Il differimento è finalizzato a garantire continuità ed efficacia ai programmi di trasformazione digitale avviati nell’ambito dei progetti previsti dal Pnrr, in attesa dello svolgimento delle procedure concorsuali già previste.

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