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Nessun ostacolo è più forte della democrazia
Non è pessimista il capo dello Stato, anche alla luce delle stagioni passate e delle sfide vinte come il terrorismo o la mafia. E lo dice: «Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia». Si rivolge particolarmente ai più giovani: «Siate esigenti, coraggiosi, scegliete il vostro futuro: non rassegnatevi». Li incoraggia a sentirsi «responsabili come la generazione che 80 anni fa costruì l’Italia moderna» e che lui ripropone quasi come sfogliando un album di fotografie di famiglia.
L’album degli 80 anni repubblicani
Parte da un fatto, dal primo voto alle donne – e c’è dietro una bandiera con il volto di una giovane donna a ricordarlo – che fu il segno di unità del popolo. «La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia», che l’ha orientata, lanciata. E allo stesso modo sono state le scelte impresse nella Costituzione, il passo deciso verso l’Europa con i Trattati del 1957 che ancora oggi, insieme all’Alleanza atlantica «costituiscono le coordinate della nostra azione internazionale». Ma in quell’album trovano spazio altre foto che hanno cambiato il paesaggio sociale, economico del Paese.
Mattarella ricorda le grandi riforme: quella agraria, il Piano casa, «che ricorda le difficoltà delle giovani coppie di oggi». E poi il miracolo economico, le fabbriche, il movimento operaio e la nascita dello Statuto dei lavoratori. «Valori che richiamano il rispetto irrinunziabile della sicurezza sul lavoro e l’equità delle retribuzioni». E poi, la nascita del servizio sanitario nazionale che garantisce gratuità e universalità delle cure e rappresenta «un’altra decisiva conquista dello stato sociale» e accanto a esso il sistema previdenziale esteso a tutti. «Condizioni da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo».
La notte della Repubblica ma l’Italia ha vinto
Contestualmente a questa spinta verso uno Stato più moderno ci fu la stagione buia del terrorismo, i morti tra le forze dell’ordine, i magistrati, i giornalisti, in una parola «la notte della Repubblica». L’Italia però «prevale e le istituzioni si mostrano più forti del terrore, grazie all’unità delle forze politiche e sociali». Lo chiama il «film della memoria» che scorre e riporta i volti di Falcone e Borsellino «protagonisti anche dopo il loro assassinio» con il loro esempio. Cambiamenti profondi, dice, che compongono «un grande mosaico» e hanno portato un Paese povero con un alto tasso di emigrazione a uno dei più forti nella manifattura e nelle esportazioni. «L’Italia è un attore di grande rilievo sulla scena internazionale anche grazie al contributo dei nostri militari».
Ecco, quindi, che tutto questo ci deve portare a «riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato che è la premessa per guardare al futuro con rinnovato impegno comune». Da questa consapevolezza si possono vincere «le sfide e le insidie del nostro tempo».











