
Il «riproporsi e diffondersi» di «manifestazioni di razzismo e antisemitismo» è «indice di alta pericolosità e interpella una azione rigorosa da parte delle autorità di tutta l’Unione Europea». Dice così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della celebrazione del Giorno della memoria al Quirinale. Alla senatrice Segre viene rinnovata dal Capo dello Stato «la riconoscenza della Repubblica per la sua preziosa testimonianza degli orrori vissuti e per il suo messaggio, sempre contrassegnato dal rigetto dell’odio, della vendetta, della violenza. Cara senatrice, in questa occasione solenne desidero esprimerle, a nome della Repubblica, la solidarietà, la stima e l’affetto a fronte di attacchi colmi, a un tempo, di volgarità e di imbecillità. Volgarità e imbecillità: come lo sono da sempre le manifestazioni di razzismo e di antisemitismo, del resto configurati dalla legge come reati».
«Anche oggi razzismo e antisemitismo, despoti e aggressori»
Delle menzogne «che vi possano essere disuguaglianze» e «graduatorie» tra gli esseri umani» e che «la vita, la dignità, i diritti» possano «essere posti in dubbio, negati, calpestati, nel turpe nome di una supremazia razziale o biologica» si sono «nutriti i totalitarismi del Novecento. Se ne alimentano ancora oggi razzismo e antisemitismo. A queste menzogne attingono ai nostri giorni i despoti, gli aggressori», aggiunge Mattarella. «Da italiani, rievochiamo con angoscia la discriminazione, la persecuzione, la deportazione, la morte dei nostri concittadini ebrei, traditi dalle leggi razziali volute dal fascismo; e da tanti dei suoi adepti venduti ai carnefici nazisti, con la complicità della monarchia, di tanti che si ritenevano intellettuali, di parte della popolazione. Non possiamo limitarci a questo sentimento, per quanto sincero e doveroso: sarebbe un’occasione mancata. Sarebbe un errore».
«Nella Repubblica nessun posto per chi predica odio e violenza»
«Nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo che affiora ancora pericolosamente, per coloro che predicano la violenza, per chi coltiva ideologie di oppressione, di sopraffazione per chi coltiva odio». Il presidente della Repubblica rafforza ulteriormente l’appello a un cambio di prospettiva culturale. «Far memoria della Shoah oggi, ricordare quegli orrori indicibili e le vittime innocenti, non è solo un dovere della memoria: significa rinnovare con forza il nostro patto civile che si fonda su fratellanza, rispetto, convivenza; significa ribadire con fermezza che non permetteremo mai più che indifferenza, paura, complicità possano aprire nuovamente le porte a quello o ad altro abisso. Questa cerimonia è l’occasione per esprimere, con orgoglio e responsabilità, il patriottismo italiano e repubblicano che ci rende custodi, in ogni circostanza e in ogni momento, della dignità, unica, incancellabile e inalienabile della persona umana. Custodi della democrazia».
Meloni: condanniamo la complicità del regime fascista nelle persecuzioni
Nel Giorno della memoria «ricordiamo i nomi e i cognomi delle vittime e rinnoviamo la memoria di ciò che è successo, anche attraverso la preziosa testimonianza dei sopravvissuti e dei loro discendenti. Oggi celebriamo i Giusti di ogni Nazione, che non esitarono a mettere a rischio la loro vita per opporsi al disegno nazista e salvare vite innocenti. In questa giornata torniamo a condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938». Sono le parole della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
«L’antisemitismo un morbo che torna a diffondersi»
Secondo la premier «purtroppo, a distanza di molti anni, l’antisemitismo non è stato ancora definitivamente sconfitto. È un morbo che è tornato a diffondersi, con forme nuove e virulente. Oggi ribadiamo il nostro impegno per prevenire e combattere ogni declinazione di questa piaga, che avvelena le nostre società e ha l’obiettivo di demolire i principi di libertà e rispetto che sono alla base della coesione sociale». Il 27 gennaio di ottantuno anni fa, con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, «il mondo ha visto con i suoi occhi l’abisso della Shoah», dice Meloni. «Da quel momento, tutto è cambiato. La più grande macchina di morte concepita nella storia dell’umanità mostrava a tutti la sua ferocia, la sua sistematicità, il suo disegno diabolico. Milioni di persone strappate dalle loro case e uccise nei campi di sterminio, solo perché di religione ebraica. Un piano congegnato e messo in atto per cancellare dall’Europa ogni traccia della presenza, millenaria e feconda, degli ebrei e delle comunità ebraiche».












