“Lei ha ricordato alcuni argomenti del dibattito che si è sviluppato in questi giorni su temi politici, o per meglio dire, tra forze politiche. Io, ovviamente non vi entro: non ne sono e non intendo esserne partecipe”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale e rispondendo a una domanda del presidente dell’Associazione stampa parlamentare, Alfonso Raimo, che ha citato anche il caso Roggero.
“Mi limito a una considerazione che mi auguro induca a riflettere. In una società civilmente ordinata, rassicurante per i cittadini, i comportamenti individuali devono rispettare le regole comuni, quelle della legge – ha ribadito Mattarella -. Se invece si capovolgesse questo principio e si pensasse che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato”.
No Tav, inammissibile violenza
“Intendo richiamare il doveroso, indispensabile contrasto alla violenza. Non è accettabile che si faccia strada la convinzione che, se le proprie posizioni risultano minoritarie all’interno della società, sia giustificabile il ricorso a forme di violenza, che aggrediscono le libere volontà democratiche del popolo italiano espresse attraverso le istituzioni previste dalla Costituzione. Una sorta di fai da te, di liberi tutti rispetto all’azione dei poteri pubblici, cioè comuni”.
Per Mattarella “quanto avvenuto – da ultimo – sabato in Val di Susa è inammissibile: sono chiamate in causa le basi stesse della convivenza democratica e non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi. La violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale. Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica. Vi si affianca un fenomeno più volte denunziato sulle pagine di diversi giornali e che richiede maggiore responsabile attenzione da parte di tutti, nella società e nella vita politica. Il fenomeno di una sorta di rifiuto sdegnato non di condividere ma di ascoltare le opinioni altrui: non ci si può sorprendere che ne derivi un clima di reciproca intolleranza, di avversione fanatica che contribuisce a seminare germi di violenza”.
Difesa comune europea non è minaccia ma strumento per pace
La realizzazione “di un’efficace difesa comune europea” “non rappresenta una minaccia per nessuno, non mira alla guerra: al contrario è strumento per garantire la pace”. A giudizio del Capo dello Stato “siamo di fronte a uno scenario crescente di conflitti che infiamma un arco di crisi che dal Mediterraneo coinvolge il Golfo, si affaccia sull’Oceano Indiano, vede la guerra nel cuore dell’Europa: per numero di Paesi coinvolti, di popoli sofferenti, difficile non coglierne la dimensione globale e le responsabilità che ne derivano”, ha osservato.











