Storie Web giovedì, Giugno 4

Cina, Pechino a Rubio: “Smetta di interferire negli affari interni”

La storia di Rubio con la Cina

C’e’ di più. Marco Rubio ha una lunga e controversa storia personale nei rapporti con la Cina, è stato bandito e sanzionato due volte da Pechino nel 2020 per le sue dure posizioni sulle violazioni dei diritti umani a Hong Kong e nello Xinjiang.

Nel maggio 2026, per permettergli di uscire dalla black list e di partecipare al Summit ufficiale con Donald Trump a Pechino, le autorità cinesi hanno fatto i salti mortali.

Le ipotesi si sono rincorse, i cinesi avrebbero utilizzato l’espediente di modificare la traslitterazione del suo cognome nei registri ufficiali in “Marco Lu” (o “Lubio”), lasciando tecnicamente la sanzione sul vecchio nome ma consentendogli di entrare nel Paese. Dal momento che si tratterebbe di un escamotage parecchio ardito, sembra che il disco verde sia stato consentito dall’aver inquadrato le sue dichiarazioni in una fase precedente all’assunzione dell’incarico di segretario di Stato.

Il parallelo con Pelosi

In ogni caso, stranamente, la posizione del repubblicano Rubio ricalca quella dell’ex presidente della Camera Nancy Pelosi, democratica, che nell’agosto del 2022 volle incontrare a tutti i costi la leader del partito separatista di Taiwan Ing tsai wen a Taipei, il che portò lo Stretto di Taiwan sull’orlo della guerra.

Pasionaria dei diritti umani gia’ nel 1991, a due anni dai fatti di Piazza Tiananmen, Pelosi si allontanò dalle sue scorte ufficiali a Pechino per stendere uno striscione dipinto a mano in Piazza Tiananmen con la scritta “A coloro che sono morti per la democrazia in Cina”.

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