
A poco più da un mese dalla scadenza del 31 dicembre, il termine entro il quale la legge di bilancio da 18,7 miliardi deve avere l’ok di entrambe le Camere pena l’esercizio provvisorio, è arrivato il momento di stringere sulle modifiche al testo approvato a metà ottobre. C’è dunque attesa per il nuovo vertice di maggioranza sulla manovra, il terzo, che potrebbe essere o mercoledì 26 o giovedì 27 dicembre, al rientro della premier Giorgia Meloni dal G20 in Sudafrica. La settimana che si apre potrebbe dunque essere decisiva per quanto riguarda le modifiche al testo all’esame del Senato.
La riunione servirà a definire gli ultimi ritocchi alla Legge di Bilancio e trovare un accordo definitivo sugli emendamenti “bandiera” dei partiti di governo. Il tutto mantenendo la barra dritta sui conti: i saldi devono rimanere invariati. Tra i nodi da sciogliere al prossimo vertice a Palazzo Chigi restano, in particolare, quelli sugli affitti brevi e sulle banche. L’esito della partita delle regionali, dopo il voto in Campania, Puglia e Veneto, potrebbe delineare nuovi equilibri politici all’interno della maggioranza, con effetti anche sulla partita che si gioca sulle proposte di modifica alla manovra. Martedì la commissione Bilancio del Senato si pronuncerà sulle ammissibilità degli emendamenti segnalati dai gruppi, 414, ma si attende la quadra politica all’interno della maggioranza sui temi caldi.
Tra i temi al centro del confronto, l’estensione dell’iperammortamento, il regime fiscale sui dividendi, l’ampliamento dell’esenzione dell’Isee sulla prima casa, le misure per favorire l’emersione dell’oro da investimenti e nuove assunzioni tra forze dell’ordine e militari.
Gli affitti brevi
Sugli affitti brevi «credo si arriverà a una soluzione che lascerà la situazione così com’è», ha detto il vicepremier Antonio Tajani. «Magari si potrà forse ridurre il numero degli immobili dopo i quali si innalzerà la tassazione. Oggi sono cinque e potrebbero arrivare a tre, però è importante che non aumenti la tassa», ha spiegato il leader di Fi. Anche la Lega chiede di cancellare l’aumento al 26%, previsto dalla manovra, e mantenere l’aliquota corrente al 21% per il primo immobile.
Il contributo delle banche
Sul contributo delle banche, invece, i due partiti si spaccano. «Il tema banche per noi è chiuso e non lo apriamo più, il punto di equilibrio trovato soddisfa noi e tutta la maggioranza di governo», ha detto Alessandro Cattaneo, responsabile Dipartimenti di Forza Italia, sottolineando che «le tasse si tolgono, non si mettono». La Lega con un emendamento chiede invece di aumentare di un ulteriore 0,5% l’Irap per le banche portandolo a 2,5 punti, facendo pagare solo una franchigia di 500mila euro alle banche medio-piccole, con un attivo fino a 30 miliardi. Sul fronte fisco insiste la Cgil: «Senza neutralizzare il fiscal drag, indicizzando l’Irpef all’inflazione, il Governo non aiuta la cosiddetta classe media, ma ne favorisce, anzi ne determina l’impoverimento».










