DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – La Commissione europea ha presentato oggi, venerdì 17 luglio, una attesa riforma del mercato delle emissioni nocive, noto con l’acronimo inglese ETS. La proposta tenta di quadrare il cerchio, venendo incontro alle pressioni di alcuni settori industriali, ma senza rimettere in discussione lo strumento nato venti anni fa. Tra le altre cose, la riforma prevede l’obbligo di utilizzare il denaro generato dal mercato per decarbonizzare l’economia.
«Il nostro obiettivo è di fare sì che l’ETS diventi uno strumento di investimento, compatibile con gli obiettivi climatici, di competitività e di indipendenza energetica», ha spiegato il commissario al Clima Wopke Hoekstra a un gruppo di giornali europei tra cui Il Sole/24 Ore. In ultima analisi, la riforma deve servire ad allineare il mercato ETS al nuovo obiettivo climatico, di riduzione delle emissioni nocive del 90% entro il 2040, in vista della neutralità climatica nel 2050.
Ricordiamo che il mercato delle emissioni nocive prevede l’acquisto di quote di emissione da parte delle aziende più inquinanti. Le imprese a rischio di delocalizzazione, invece, possono beneficiare di quote gratuite. I certificati sono messi all’asta dai paesi membri. Il principio di chi inquina paga ha l’obiettivo ultimo di incentivare attività economiche che siano rispettose dell’ambiente. Bruxelles spiega che il mercato ETS ha contribuito significativamente al calo delle emissioni nocive.
Alcuni settori produttivi sostengono però che in particolari campi l’efficienza energetica ha raggiunto il massimo livello possibile, stando alle tecnologie attuali, tanto che ormai considerano l’ETS una forma di imposta. Si lamentano anche della volatilità dei prezzi sul mercato. In questo senso, le associazioni imprenditoriali di Germania, Francia e Italia – BDI, Medef, Confindustria – hanno chiesto la settimana scorsa di rivedere radicalmente il mercato (si veda Il Sole/24 Ore del 10 luglio).







