«Riusciamo a finanziare bene la ricerca iniziale, ma facciamo più fatica nella fase di scaling: accesso al capitale, disponibilità di infrastrutture computazionali, velocità di execution, domanda industriale sufficientemente aggressiva nell’adottare innovazione»,spiega il direttore dell’Osservatorio Ai del Polimi, Alessandro Piva. «Inoltre, continuiamo a ragionare in modo troppo frammentato. Gli Stati Uniti e sempre più anche la Cina stanno costruendo ecosistemi integrati tra ricerca, capitale, cloud, dati e mercato. L’Europa rischia invece di avere eccellenze isolate ma poca massa critica. Serve più capitale, ma serve anche spenderlo con maggiore visione strategica».
Il pacchetto che verrà presentato dalla Commissione comprenderà la strategia Open Source, la legge sui chip 2, la tabella di marcia strategica per la digitalizzazione e l’Ai nel settore dell’energia, e la legge sullo sviluppo del cloud e dell’Ai. Nel mentre, si cerca di incentivare con appalti e finanziamenti la socranità digitale; l’ultimo episodio ad aprile, quando la Commissione ha assegnato 180 milioni di euro a quattro fornitori europei (Post Telecom, Stackit, Scaleway e Proximus) per erogare servizi cloud a istituzioni e organi della Ue.
La vera partita però, si giocherà nella semplificazione burocratica: il timore per questo nuovo pacchetto è che complichi ulteriormente il lavoro a startup e Pmi, invece di armonizzare. «Il tema è evitare che la regolazione corra più veloce della capacità operativa delle imprese», prosegue Piva. «Servono standard chiari, sandbox, supporto all’implementazione e un forte investimento sulle competenze. Serve creare filiere integrate tra università, startup, grandi imprese, cloud provider, infrastrutture e domanda pubblica e privata».
Le opportunità per un cambio di passo comunque non mancano, a partire dall’integrazione dell’Ai nei processi industriali e infrastrutturali critici: «L’Europa potrebbe diventare il punto di riferimento globale sull’Ai affidabile, sicura e governabile. Abbiamo una forza storica nei sistemi industriali complessi e nei settori regolati (penso alla manifattura avanzata, alla robotica, all’automazione industriale, all’energia, alla salute, alla cybersecurity, fino ai temi della trustworthy Ai). E non è un tema secondario: una parte enorme del valore economico dell’Ai nei prossimi anni nascerà proprio dalla trasformazione dei processi enterprise e industriali.»












