
Dopo la prima esperienza durata un anno, l’ingegner Ferro ha iniziato a cercare una nuova opportunità che ha trovato in una multinazionale nella Svizzera tedesca, a Berna dove da due anni sviluppa simulatori per applicazioni ingegneristiche, con clienti internazionali.
«È un’esperienza molto stimolante, dopo un solo anno avevo già la responsabilità di seguire circa 40 partner software internazionali, pur essendo relativamente junior in quell’ambito. E poi ho condizioni di lavoro davvero uniche, anche nella gestione del tempo. Posso lavorare fino a 4 giorni da casa, anche dall’estero, fare 6 ore invece di 8 oppure spezzare la giornata ».
La crescita è accompagnata da molta formazione interna ma anche da un budget di 2mila euro per fare corsi per certificazioni. «Il mio ruolo è particolare perché unisce sviluppo tecnico e rapporto con i clienti, quindi la formazione è centrale. Negli anni ho seguito molti corsi su protocolli automotive, ma anche su public speaking, utili per le fiere e gli incontri con i clienti».
E l’Italia? Nostalgia? «Non che non ci pensi, ma parlando con dei colleghi la sensazione è che i contesti di lavoro siano più gerarchici e stressanti. All’inizio pensavo di non tornare, oggi ho una visione un po’ diversa perché mi manca quella convivialità, quel clima e quegli affetti che rappresentano un aspetto forse più umano e culturale. Non ho però in progetto di tornare perché a parità di esperienze non credo che, al di là dell’aspetto economico, in Italia avrei le stesse possibilità che ho qui dove posso costruire qualcosa».










