Keir Starmer nell’occhio del ciclone: il premier britannico, criticato sia dall’opposizione che dal suo stesso partito, potrebbe essere costretto alle dimissioni. «I suoi giorni sono contati», secondo alcuni deputati laburisti.
La colpa di Starmer è la decisione, presa nel dicembre 2024, di nominare Peter Mandelson, ex ministro e veterano del partito laburista, ambasciatore a Washington, il ruolo più importante per la diplomazia britannica. Già all’epoca la nomina era stata criticata per due ragioni: per gli stretti rapporti di amicizia che Mandelson aveva avuto con Jeffrey Epsein, il finanziere americano pedofilo morto suicida in carcere nel 2019, e per il fatto che l’incarico di solito viene assegnato a un diplomatico di carriera e non a un politico.
Starmer, pur avvertito dei rischi della nomina, aveva deciso di procedere, calcolando che la lunga esperienza e le conoscenze di Mandelson e soprattutto le sue competenze nei negoziati commerciali, dato che era stato anche Commissario Ue al Commercio, fossero cruciali per mantenere buoni rapporti con l’amministrazione Usa e raggiungere accordi favorevoli a Londra.
Per qualche mese il premier è stato convinto di avere preso la decisione giusta e ha potuto rivendicare il successo di Mandelson nel gestire e blandire l’imprevedibile presidente Usa. Il Regno Unito era stato trattato meglio di altri Paesi quando nel marzo scorso Donald Trump aveva annunciato l’imposizione di pesanti dazi.
Lo spettro di Epstein però è tornato a creare scompiglio. Una serie di email emerse nella diffusione con il contagocce dell’archivio segreto del finanziere, le cosiddette Epstein Files, ha rivelato che l’amicizia con Mandelson era molto più profonda e compromettente di quanto si credesse. In particolare, l’ambasciatore britannico a Washington aveva continuato a frequentare Epstein anche dopo la sua prima condanna per pedofilia (aveva adescato ragazze quattordicenni) nel 2008 e gli aveva scritto messaggi di sostegno e solidarietà.








