Storie Web martedì, Marzo 10

«Il dato asiatico è molto positivo – aggiunge il presidente Ricagno -. In Cina siamo passati in un anno da un milione a due milioni di bottiglie. In Corea del Sud siamo arrivati a venderne 4-5 milioni. L’Asia non è una novità ma c’è un’accelerazione. Un progresso che non ci compensa del tutto delle perdite ma è una strada sulla quale possiamo lavorare come aziende e come denominazione».

Ma nei paesi asiatici si sta affermando la moda dei vini dolci? «Sì, ma non come li concepiamo in Italia – aggiunge ancora il presidente Ricagno -. Noi i vini dolci continuiamo a immaginarli solo con il dolce, con il Panettone, mentre altrove si sta affermando una logica diversa. In Asia si sta affermando uno stile di consumo più vicino a quello degli Usa dove i vini dolci sono consumati a tutto pasto. E la crescita in Asia è legata alla stessa modalità, si abbinano bene alle cucine di quei paesi e vengono consumati con tutte le portate. Paradossalmente dai paesi extra Ue arriva un suggerimento: anche noi europei dovremmo cominciare a consumare questi vini, per giunta a bassa gradazione alcolica, con un ventaglio più ampio di portate che non siano solo i dolci».

«Al netto del calo degli Usa (che nonostante il calo del 7,6% ancora assorbono il 58% dell’export di Moscato) – ha spiegato il direttore del Consorzio, Giacomo Pondini – il Moscato avrebbe chiuso in positivo grazie alla tenuta del mercato europeo (-0,6%) e all’exploit della Cina».

Più complicato invece lo scenario per l’Asti Spumante, dove a pesare è il gap riscontrato soprattutto in Europa (-14%, -4,2 milioni di bottiglie vendute sul 2024) e negli Usa (-50%, -2,6 milioni di bottiglie) prima ancora che in Russia, dove limita la discesa a -3%, con 14,1 milioni di bottiglie vendute.

A voltare le spalle all’Asti Spumante anche alcune destinazioni chiave in Europa come la Gran Bretagna (-13%), la Germania (-49%) e la Polonia (-26%) mentre a Est risultano in buona crescita Ungheria e Lituania.

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