Le domeniche a piedi degli anni ’70. Se la guerra dovesse proseguire, torneranno, dice Confindustria, che lancia un appello alla politica: rischiamo la crisi energetica più grave della storia, non intervenire sarebbe un suicidio. Già prima del conflitto le previsioni erano differenti rispetto a quelle del governo: non un PIL a +0,7% a fine anno, ma a +0,5. Ora il messaggio è chiaro: con i prezzi dell’energia alle stelle si rischia il crollo. Danno limitato se la guerra si fermerà a breve, ma se dovesse proseguire per altri quattro mesi la crescita italiana sarebbe del tutto azzerata nel 2026, con un’inflazione al 4,3%. Se poi il cappio energetico si dovesse prolungare fino a fine anno, PIL inesorabilmente a –0,7 e inflazione al 5,9. Scenari apocalittici per le aziende e per il paese. Per questo, bisogna che tutti si rimbocchino le maniche. “Con il nuovo conflitto anche del Golfo ci preoccupa il costo dell’energia: si deve fare presto e l’Europa deve reagire. Dobbiamo mettere in campo Eurobond per sostenere le nostre imprese e avere un mercato unico europeo dell’energia”, dice Emanuele Orsini, presidente di Confindustria.
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