
Un cittadino su due ha difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie: le liste di attesa per esami diagnostici, prime visite specialistiche, interventi chirurgici superano spesso di mesi i tempi previsti, e rappresentano oggi la criticità più grave e trasversale del Servizio sanitario nazionale. Un esempio? Si arrivano ad aspettare fino a 360 giorni per una TAC torace, 540 giorni per una risonanza magnetica all’encefalo e per una visita oculistica e quasi due anni (fino a 720 giorni) per una colonscopia. Le prime visite specialistiche non fanno eccezione: i tempi di attesa vanno oltre i 400/500. Sono i dati del Rapporto civico 2025 che raccoglie 16.854 segnalazioni dei cittadini ai servizi di informazione e tutela di Cittadinanzattiva. Ebbene, quasi la metà di queste segnalazioni (47,8%) non riguarda la qualità delle cure, ma la possibilità stessa di accedervi.
Le criticità rilevate dalla piattaforma Agenas
Anche la Piattaforma nazionale Agenas sulle liste d’attesa mostra criticità rilevanti: solo il 40,6% delle prestazioni diagnostiche e solo il 34,5% delle visite specialistiche viene accettata dal cittadino alla prima disponibilità proposta dal cup, segno che in molti casi la data proposta non risponde ai bisogni o la struttura è troppo distante; ancora, solo 4 prenotazioni in pre-lista su 10, vengono erogate nei tempi. Il rispetto dei tempi massimi, in generale, è garantito solo per circa la metà delle prestazioni. Nella fascia di priorità urgente, prestazioni come la colonscopia superano, per un paziente su quattro, i 105 giorni a fronte di un limite di 72 ore; nelle fasce D (Differibile, entro 60 giorni) i tempi massimi sono ampiamente superati ed arrivano fino a 147 gg per la mammografia e a 177 giorni per la visita dermatologica. Lo stesso per la fascia programmabile (limite 120 gg) dove si registrano 357 gg per la colonscopia e 260 per la diagnostica senologica.
Le carenze negli altri ambiti dell’assistenza
Oltre al grande tema dell’accesso alle prestazioni i cittadini lamentano carenze nell’assistenza di prossimità (segnalato come problematico nel 17,9% dei casi). I cittadini denunciano, in particolare, il rapporto con i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta (58,7%), difficoltà di accesso nelle RSA e nelle lungodegenza (10%), nonché percorsi a ostacoli per salute mentale (9,8%), assistenza domiciliare (7,8%) e raccordo ospedale-territorio (4,8%). Nell’assistenza ospedaliera (l‘11,8% delle segnalazioni totali), il settore emergenza-urgenza e pronto soccorso rappresenta la criticità principale (78,1%), seguito dai ricoveri (17,6%) e dalle dimissioni (4,2%). Per quanto riguarda l’assistenza previdenziale (5,7% dei casi totali), la maggior parte delle segnalazioni riguarda le procedure di invalidità e accompagnamento (92%) e i cittadini lamentano tempi lunghi, complessità burocratiche e aumento della domanda.
Nonostante il calo delle segnalazioni rispetto agli anni precedenti, il tema della qualità delle cure rimane centrale, in particolare il tema della sicurezza delle cure (4,8% delle segnalazioni totali) per cui le segnalazioni principali riguardano presunti errori medici (69,1%), macchinari obsoleti (15,7%), condizioni igienico-sanitarie (8,8%) e rischio di infezioni (6,4%). Segnalazioni in calo anche per la prevenzione (2,3% del totale), dove i disagi maggiori riguardano vaccinazioni ordinarie (35,8%), screening mammografico (25,8%), vaccinazioni anticovid (16,8%), screening cervice uterina (13,4%) e colon-retto (8,2%). Infine, sull’argomento Ticket e spesa privata (2,3% sul totale) i cittadini segnalano oneri finanziari elevati per prestazioni private necessarie (74,5%) e ticket considerati troppo alti (25,5%).











