
«Che fine ha fatto l’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria e sulle liste d’attesa», istituito dalla “legge Schillaci”, il piano approvato ad agosto del 2024 nato per contrastare una volta per tutte il male assoluto della sanità pubblica italiana che taglia fuori dalle cure 6 milioni di cittadini? Teoricamente sarebbe tutto pronto per renderlo operativo: fondi e composizione della “cabina di regia” – un ufficio dirigenziale di livello generale e quattro di livello dirigenziale non generale di cui tre di struttura complessa più 20 unità di personale – che dovrebbe farlo funzionare. Eppure, a 18 mesi dalla sua istituzione e con tanto di quasi 1,4 milioni di euro per il 2024 e oltre 2,6 milioni a partire dal 2025 assegnati dalla legge n. 107 del 2024, pare che nulla di sostanziale si sia mosso.
Poteri sostitutivi ancora in stand by
A porsi la domanda inoltrandola indirettamente al ministero della Salute è il presidente di Salutequità Tonino Aceti. Una domanda non banale: l’Organismo ha per legge il compito di rafforzare il sistema nazionale di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria, di garantire la tempestiva e corretta attuazione da parte delle Regioni delle norme previste dal decreto (poi legge) sulle liste d’attesa e quindi di «promuovere e assicurare la piena ed efficace tutela degli interessi dei cittadini», sottolinea Aceti. Non solo: può accedere alle agende di prenotazione delle strutture sanitarie, per una verifica e analisi delle disfunzioni in atto.
Ma soprattutto può esercitare il potere sostitutivo, a fronte di ripetute inadempienze da parte delle Regioni nell’attuazione delle norme sulle liste d’attesa. Quest’ultimo aspetto ha tenuto impegnati per mesi Regioni e ministero in un braccio di ferro, che ha contribuito al dilatarsi dei tempi mentre la magagna liste, come riportato nell’inchiesta pubblicata domenica scorsa sul Sole-24Ore in base ai primi dati della Piattaforma nazionale sulle liste d’attesa, è ben lungi dall’essere risolta.
«Dell’Organismo di verifica e del suo Direttore generale non sembrano esserci notizie, neanche guardando nella sezione Organigramma del sito del ministero della Salute», sottolinea ancora Aceti. «Eppure – avvisa – l’attivazione e la piena operatività dell’Organismo di verifica è fondamentale per cambiare in pratica lo stato delle cose e anche per non sprecare la grande mole di dati prodotti dal Sistema informativo nazionale sulle liste d’attesa, sviluppato proprio con la creazione della Piattaforma nazionale. Fare affidamento solo sullo straordinario lavoro dei Nas potrebbe non essere sufficiente», chiosa il presidente di Salutequità.
Lo stato dell’arte
Da una ricognizione svolta dal suo Osservatorio pare che i primi adempimenti assegnati all’Organismo dalla legge siano stati assolti da tutte le Regioni: l’istituzione dell’Unità centrale di gestione dell’assistenza sanitaria e dei tempi e delle liste d’attesa e, importantissima, la nomina del Responsabile unico regionale dell’assistenza sanitaria (Ruas). Le amministrazioni regionali per la verità “hanno fatto i compiti” ancor prima dell’emanazione del Dpcm “Modalità e procedure per l’esercizio dei poteri sostitutivi riconosciuti all’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria”, emanato ad agosto scorso con 10 mesi di ritardo rispetto ala scadenza fissata.












