Storie Web venerdì, Aprile 24

L’innovazione è progresso? Va accettata senza riserve o ci sono limiti oltre i quali l’uomo rischia di diventare strumento passivo della tecnologia? Il futuro non è un algoritmo, il nuovo saggio di Fabio De Felice e Roberto Race sulla grande sfida posta all’umanità dall’intelligenza artificiale (Luiss), pur senza pretendere di dire parole conclusive sul dilemma dei dilemmi della nostra epoca, offre una guida per chi desideri orientarsi nel ginepraio di proposte che quotidianamente mettono in discussione la società del lavoro, gli stili di vita, la dimensione etica e politica del nostro stare insieme, la stessa identità umana, ibridata dalla robotica commista all’Ai.

De Felice e Race, già autori de Il Mondo Nuovissimo, in cui l’indagine sull’Ai era più orientata in chiave filosofico-antropologica, prendono spunto dall’analisi di Kranzberg per evidenziare il ruolo fondamentale dell’uomo nell’indirizzare la tecnologia. Governarla significa selezionarne le evoluzioni secondo le esigenze e le vocazioni di una umanità che intenda ancora dare un senso alla propria esistenza, rifiutandosi di disperdersi nei meandri di una vertiginosa corsa verso l’inutile, la virtualità che annulla il pensiero, il tempo che si riduce a connessione, il contenitore app che si sostituisce al contenuto, togliendo spazio alla riflessione.

L’intelligenza artificiale è la più efficace cartina al tornasole per sperimentare questo approccio e gli autori si cimentano con un viaggio nelle svariate modalità applicative dell’Ai, dalla formazione alla sanità, dalla giustizia alle Smart city, dall’arte «aumentata» alla partecipazione civica.

Il progresso non si può fermare perché migliora la qualità della vita e Il futuro non è un algoritmo ci descrive coltivazioni ottimizzate con utilizzo ridotto all’essenziale di risorse idriche o insetticidi, semafori intelligenti che abbattono i flussi di traffico, strade illuminate solo quando serve, coach digitali che aiutano a stare bene minimizzando i rischi di patologie, carichi giudiziari smaltiti rapidamente, piattaforme che permettono ai cittadini di partecipare alla pianificazione di nuovi quartieri, didattica personalizzata che contribuisce a ridurre i divari sociali. Un itinerario che attraversa l’intero pianeta terra, richiamando ogni volta anche le best practice italiane.

Ma non è tutto oro ciò che luccica. La vita connessa via smartphone, come è quella di tantissimi giovani, abitua a reagire più che a riflettere, la proliferazione dei messaggi informativi spesso depista dagli iniziali obiettivi di ricerca, il controllo pervasivo dei nostri comportamenti da parte della tecnologia finisce per orientare o influire sulle nostre intenzioni, la stessa finalizzazione della tecnologia verso una esclusiva dimensione produttivistica impedisce di rallentare per dare qualità all’esperienza del reale, per includere chi resta indietro, per evitare di perdere libertà interiore e consapevolezza di ciò che facciamo.

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